Sei uomini sono da martedì a processo per una rapina da 20 milioni di franchi messa a segno il 26 ottobre 2019 alla gioielleria Gübelin di Lucerna. Il dibattimento davanti al Tribunale penale lucernese dovrebbe concludersi giovedì.
La mente del colpo, un 46enne accusato di aver rapinato già nel 2017 la stessa gioielleria con un bottino allora di 3,3 milioni, ha ammesso in apertura i fatti. A differenza di quanto sostiene la pubblica accusa, l’uomo nega però di avere ricevuto informazioni dal custode della gioielleria.
L’imputato sostiene invece di essere venuto a conoscenza del codice per aprire una porta di servizio con l’ausilio di una telecamerina di sorveglianza.
Due settimane dopo la rapina milionaria la polizia aveva arrestato sei persone provenienti da Germania, Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Macedonia del nord. Per i sei imputati, di età compresa tra i 32 e i 61 anni, il Ministero pubblico chiede pene detentive fra i sette e gli undici anni. Per quattro di loro la pubblica accusa solleciterà inoltre l’espulsione dalla Svizzera per 15 anni.
RG 12.30 del 23.01.24 - La corrispondenza di Gianluca Olgiati
RSI Info 23.01.2024, 12:30
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Secondo la ricostruzione degli inquirenti, quella mattina due uomini si introdussero verso le 8.00 nella gioielleria sulla centralissima Schwanenplatz attraverso l’ingresso protetto elettronicamente dal personale. Uno di loro legò e sorvegliò le tre dipendenti presenti. L’altro, che fungeva da capobanda ed era in possesso di una pistola, svuotò le casseforti.
I due autori materiali del colpo fuggirono con quattro borse piene di gioielli. Il capobanda, secondo la ricostruzione degli inquirenti, nascose il bottino in un bosco nel distretto di Littau e poi in un appartamento vicino, dove a distanza di pochi giorni scattarono le manette. Soltanto una parte del bottino fu recuperata: mancano infatti ancora gioielli per un valore di quasi 7 milioni di franchi.
Per il Ministero pubblico, le due rapine sono state possibili solo perché il custode della gioielleria diede le dritte necessarie per aprire la porta di servizio. Per lui la pubblica accusa chiede una condanna a dieci anni.






