In Svizzera le infrastrutture che ospitano server per immagazzinare dati sono in crescita. Attualmente se ne contano circa 120, un numero elevato rispetto alle dimensioni del Paese.
Perché la Svizzera attrae i giganti digitali
Secondo Rachid Guerraoui, professore del Politecnico di Losanna (EPFL), le ragioni sono molteplici. Ai microfoni di SEIDISERA della RSI, spiega infatti che uno dei motivi principali riguarda la presenza di giganti digitali come Anthropic e Google, soprattutto nella regione di Zurigo. Queste aziende hanno bisogno di enormi capacità di calcolo.
Un’altra ragione è legata alla neutralità del Paese. Molte aziende in tutto il mondo non vogliono conservare i loro dati negli Stati Uniti, in Cina o in Europa. La Svizzera offre condizioni speciali e vantaggi, come i costi competitivi dell’elettricità.
L’importanza strategica per il Paese
Ma è davvero importante per la Svizzera avere tutti questi data center sul proprio territorio? “È una questione delicata dal punto di vista economico e di prosperità”, spiega Guerraoui. “Per molto tempo la Svizzera è stata la principale piazza finanziaria del mondo, ma ora Hong Kong ha preso il suo posto. La risorsa più importante oggi sono i dati. Immagazzinarli permette di sviluppare i servizi che li manipolano”.
“Se controlliamo questo, controlleremo la maggior parte dei servizi del mondo, compresi i servizi finanziari”, aggiunge. La sfida è “farlo in modo sensato, intelligente e senza sprechi”.
Il nodo del consumo energetico
I data center consumano molta energia. Secondo le stime, “si dice che consumino circa il 2% dell’elettricità mondiale e che questa cifra raddoppierà tra qualche tempo. È l’equivalente di un grande Paese industrializzato”, afferma Guerraoui.
“È tanto e il consumo è destinato ad aumentare entro il 2030. Se continuiamo così e se utilizziamo le stesse tecnologie di oggi, sarà come minimo raddoppiato, perché le macchine hanno bisogno di molta energia per funzionare per quella che chiamiamo intelligenza artificiale. Quindi è l’IT ad essere costoso”.
Le soluzioni per ridurre l’impatto
“Nei Politecnici federali, ma anche nelle università cantonali, stiamo lavorando su tecniche di recupero dell’energia, ad esempio del calore generato da questi data center”, dice Guerraoui. “Lavoriamo anche per costruire data center con meno macchine e chip: stiamo sviluppando un’intelligenza artificiale più frugale, molto meno costosa e molto più sicura di quella attuale. Ciascuno di noi potrebbe inoltre evitare di usare ChatGPT inutilmente: una richiesta a ChatGPT è dieci volte più costosa di una richiesta tradizionale a un sistema come Google. Forse, i cittadini potrebbero essere un po’ più disciplinati”.
Le opposizioni: il caso di Beringen
Crescono i malumori di fronte a questi centri di calcolo, in particolare per l’elevato consumo di elettricità e di acqua, usata per raffreddare gli apparecchi.
Il comune di Beringen, nel canton Sciaffusa, potrebbe essere protagonista di una protesta pubblica nelle prossime settimane. Un gruppo di attivisti è pronto ad accamparsi sui terreni dove è prevista la costruzione di un centro di calcolo. Il suo fabbisogno di elettricità equivarrebbe a circa il 70% del consumo del Cantone, oltre a 55mila metri cubi di acqua all’anno.
Alla protesta, oltre agli attivisti, ci sono anche i politici comunali, che si oppongono soprattutto perché non è previsto, nel progetto, di sfruttare il calore in eccesso, ad esempio per riscaldare gli edifici.
Le previsioni del futuro
La Confederazione ha fatto sapere che nel 2024 i data center consumavano circa il 3,6% dell’energia in Svizzera. Le previsioni indicano che il consumo potrebbe raddoppiare o triplicare entro il 2030. L’Ufficio federale dell’energia sta monitorando la situazione.
Sul piano globale, invece, un’agenzia dell’ONU ha scritto di recente che l’impronta ambientale dell’intelligenza artificiale nel mondo è enorme. Nel 2030 potrebbe assorbire l’acqua che attualmente consumano gli 1,3 miliardi di abitanti dell’Africa subsahariana.








