Negli Stati Uniti potrebbero esserci nuovi grattacapi per UBS. Recentemente una commissione del Senato ha infatti mosso nuove accuse contro la banca svizzera in relazione ai conti detenuti da rappresentanti del regime nazista presso Credit Suisse, che UBS ha acquisito nel 2023. Si tratterebbe di circa 890 conti, di cui finora non si era mai venuti a conoscenza.
Si pensava e si sperava che fosse un capitolo chiuso - spiega il corrispondente da Washington della RSI, Andrea Vosti -. Un capitolo chiuso con il maxi-accordo da oltre un miliardo di dollari di multa raggiunto nel 1999. E invece le macchie del passato tornano a intorbidire l’immagine delle banche svizzere negli Stati Uniti. Secondo una commissione del Senato di Washington, Credit Suisse non avrebbe fornito in passato tutte le informazioni in suo possesso sui conti intestati a esponenti del regime nazista e a imprese che lavoravano per l’apparato bellico del regime.
In tutto si tratterebbe di 890 conti bancari fin qui rimasti sconosciuti. Ignoto al momento l’ammontare depositato transitato attraverso questi conti. Ma basta il sospetto della negligenza volontaria o accidentale, per rimettere in discussione l’accordo stipulato da UBS e Credit Suisse 27 anni fa e per aprire un nuovo contenzioso tra gli Stati Uniti e la prima banca svizzera, che proprio in questi mesi sta cercando di ottenere una nuova licenza per espandere le proprie attività negli Stati Uniti.
La risposta di UBS
Barbara Levy, membro della direzione di UBS, ha garantito la massima trasparenza da parte della banca e ha anche risposto alle accuse dei senatori che hanno lamentato ritardi e la mancata consegna di alcune centinaia di documenti. Si tratta di meno di 300 documenti su un totale di 16 milioni e mezzo, ha spiegato la dirigente di UBS, che ha espresso il profondo rammarico della banca e ha garantito la piena cooperazione con l’indagine. Levy ha inoltre difeso l’accordo miliardario stipulato nel 1999. Secondo UBS, quella somma includeva pure la possibilità che nuove informazioni sarebbero venute alla luce nel futuro.
Il rapporto finale della Commissione Giustizia del Senato è atteso entro la fine dell’anno.
Il caso visto dalla Svizzera
La vicenda, ovviamente, ha avuto una grande eco anche in Svizzera, dove la si guarda da vicino, e ha avuto grande risonanza anche sui media, perché riporta sotto i riflettori una pagina oscura della nostra storia, ossia il ruolo delle banche svizzere durante e dopo la Seconda guerra mondiale. Un capitolo che si pensava chiuso dopo l’accordo del 1999, siglato su pressione del governo americano tra banche svizzere e organizzazioni ebraiche, che prevedeva per sommi capi che gli istituti di credito versassero 1 miliardo e 250 milioni di franchi per chiudere tutte le vertenze sui conti ebraici in giacenza.
Non ci sono conseguenze legali dirette per le banche in Svizzera e la Confederazione non è messa in discussione, ma la vicenda ha un impatto reputazionale. Perché rimette in discussione la completezza delle indagini fatte in passato e solleva dubbi sulla trasparenza degli istituti bancari, la messa a disposizione dei loro archivi.
Il settore bancario è preoccupato?
La trasmissione SEIDISERA della RSI ha chiesto se, in Svizzera, il settore bancario sia preoccupato per il fatto che si possano aprire nuove vertenze. UBS non ha ancora risposto alla domanda. L’Associazione dei banchieri svizzeri ha inviato alla RSI una nota scritta, senza rispondere direttamente alla domanda ma affermando “che l’accordo del 1999 raggiunto tra tutte le banche svizzere e le vittime delle persecuzioni naziste, riguarda tutti i conti e i beni rilevanti collegati al regime nazista, comprese le organizzazioni e le persone a esso collegate, nonché quelli connessi all’Olocausto, alla Seconda guerra mondiale e alle sue conseguenze”. La nota precisa ancora: “Al momento della firma, tutte le parti coinvolte erano consapevoli che, sebbene molti fatti fossero già stati chiariti, non era stato possibile risolvere in modo definitivo tutte le questioni. L’accordo regolava espressamente sia i crediti noti che quelli sconosciuti, nonché quelli che sarebbero sorti in futuro”. In poche parole, per loro, la questione indennizzi è chiusa. Resta da vedere se gli Stati Uniti la pensano allo stesso modo.
Nuove tensioni tra Washington e Berna?
Questa vicenda potrebbe essere l’inizio di nuove tensioni tra Washington e Berna, simili a quelle degli anni Novanta? I rapporti oggi non sono proprio sereni a causa della controversia sui dazi voluti dal presidente USA Donald Trump. La domanda resta nell’aria e SEIDISERA l’ha posta a un ex ambasciatore, Claude Altermatt che all’epoca collaborò alla cosiddetta Task Force guidata dal Dipartimento federale degli esteri e che l’allora consigliere federale Flavio Cotti aveva creato per gestire la crisi diplomatica legata ai fondi ebraici. Parallelamente, le banche svizzere diedero vita a una commissione indipendente presieduta da Paul Volcker, ex presidente della Federal Reserve, che aveva il compito di cercare nei registri bancari i conti cosiddetti dormienti e di gettare le basi per i risarcimenti.
Lei, ex ambasciatore Altermatt, che è anche storico di formazione e ha una lunga esperienza diplomatica, in questa vicenda degli 890 conti di Credit Suisse e appartenenti a presunte persone legate al regime nazista, vede dei parallelismi con gli anni ‘90?
“All’epoca c’erano tanti temi che furono trattati negli anni ‘90, non solo i conti dormienti. C’era un’onda gigante di associazioni di Stati, organizzazione ebree, giornalisti anglofoni che cominciarono a esaminare il ruolo della Svizzera durante la Seconda guerra mondiale. E qui la Svizzera doveva reagire a tante critiche, a tante domande. Poi è entrato in onda anche il governo americano col vice segretario di Stato che ha scritto un rapporto molto critico sul ruolo della Svizzera durante la guerra mondiale. Una vicenda molto negativa per la Svizzera, perché c’era lo Stato americano dietro e noi eravamo soli e isolati. Questo oggi non l’abbiamo. E all’epoca non eravamo preparati a quest’onda gigante”.

Conti nazisti in Argentina, UBS sotto la lente
Telegiornale 03.02.2026, 20:00







