“Sono molto commosso e sconvolto nell’incontrarvi, care famiglie, in questo momento di grande dolore e sofferenza”. Così il Papa ricevendo, giovedì, i familiari delle vittime di Crans-Montana. “Una delle persone a voi più care, più amate, ha perso la vita in una catastrofe di estrema violenza, oppure si trova ricoverata in ospedale per un lungo periodo, con il corpo sfigurato dalle conseguenze di un terribile incendio che ha colpito l’immaginario di tutto il mondo”. Citando le sofferenze subite da Gesù, il Pontefice ha aggiunto: “Siate certi della sua vicinanza e della sua tenerezza e “siate certi della sua preghiera e della mia preghiera personale”.
“Cosa dire in una circostanza simile? Quale senso dare a tali eventi? Dove trovare una consolazione all’altezza di ciò che provate, un conforto che non sia costituito da parole vane e superficiali, ma che tocchi nel profondo e ravvivi la speranza?”, ha dichiarato il Pontefice, ricordando che dopo l’invocazione di Gesù (“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”), la risposta è stata la resurrezione.
“Non posso spiegarvi, cari fratelli e sorelle, perché sia stato chiesto a voi e ai vostri cari di affrontare una tale prova. L’affetto e le parole umane di compassione che vi rivolgo oggi sembrano molto limitate e impotenti. D’altra parte, il successore di Pietro che siete venuti a incontrare oggi ve lo afferma con forza e convinzione: la vostra speranza non è vana, perché Cristo è veramente risorto!”, ha aggiunto il Papa.
“Dico, molto sinceramente, che sono molto commosso nell’incontrarvi”, ha detto il Pontefice. “Quando ho saputo che da parte vostra qualcuno ha chiesto questa udienza, subito ho detto di sì, che troveremo il tempo”, ha rivelato fuori testo: “Volevo almeno avere l’opportunità di condividere un momento che per voi, in mezzo a tanto dolore e sofferenza, è una prova della nostra fede, di ciò che crediamo”. “La domanda, tante volte, è ‘perché Signore, perché?’”, “questi sono momenti di grande sofferenza”.

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