I frontalieri sono in genere disposti ad accettare salari inferiori rispetto ai domiciliati con le stesse caratteristiche sul mercato del lavoro. È quanto indica giovedì il Consiglio federale, per spiegare il divario retributivo fra le due categorie, in risposta ad un'interpellanza del consigliere nazionale Ignazio Cassis.
Il divario in questione, che nel 2012 si attestava sul 12%, "non è riconducibile" secondo il Governo, a fattori determinanti per la fissazione dei salari come ad esempio il livello formativo e l'esperienza professionale.
Lo scarto inoltre, aggiunge l'Esecutivo, si motiva poi solo in parte con il carico fiscale più ridotto destinato ai frontalieri rispetto ai residenti. Un ruolo ben più importante dovrebbe invece essere esercitato da altri elementi, come "la notevole differenza fra i salari pagati in Ticino e quelli pagati in Italia".
Il Consiglio federale, nella sua risposta, non fornisce invece elementi conclusivi sui potenziali effetti, nel mercato del lavoro, del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri fra Svizzera e Italia.
ATS/ARi







