Ad oltre due mesi dalla vasta operazione antimafia che ha portato all’arresto di sei indagati residenti a Roveredo, il caso non smette di fare discutere. Dalle polemiche tra Coira e i comuni mesolcinesi con il Patriziato di Roveredo che ha indetto uno sciopero dello zelo sulle naturalizzazioni, sino alle questioni più di sicurezza. Questa sera Falò ripercorrerà i fatti, dando nuove esclusive informazioni in merito alla vicenda, in un viaggio dai Grigioni fino ad Ercolano, in Provincia di Napoli.
Nel frattempo, la Polizia federale lancia l’allarme sulla carenza di comunicazione tra le polizie svizzere a differenti livelli e sull’importanza per i membri della criminalità organizzata straniera di ottenere dei permessi di soggiorno in Svizzera. La RSI ha intervistato Berina Repesa portavoce di Fedpol.
L’operazione antidroga internazionale che lo scorso 23 febbraio ha smantellato un gruppo di persone a Roveredo nasce da una segnalazione e poi da verifiche interne vostre dell’MROS, (l’ufficcio antiriciclaggio della Fedpol). Ci può dire di più dell’origine dell’inchiesta?
Purtroppo, al momento possiamo esprimerci solo in modo limitato al riguardo. È in corso un procedimento penale. Ciò significa che il Ministero pubblico della Confederazione è coinvolto nella vicenda. Quello che posso dire è che al centro di queste indagini c’era l’approccio «follow the money», «segui i soldi». Monitorare e analizzare i flussi di denaro è sempre uno strumento fondamentale nella lotta contro la criminalità organizzata.
Un caso che però ha dimostrato la facilità di ottenere un permesso di soggiorno in Svizzera nonostante il canton Ticino avesse lanciato dei segnali, cosa non ha funzionato?
Credo che, in linea di principio, sia importante sottolineare che Roveredo non è di per sé un caso isolato. Ricordiamo Flor Bressers, un belga che era uno dei criminali più ricercati d’Europa. Viveva sotto falso nome nei più lussuosi hotel di Zurigo, si è procurato con l’inganno un permesso di lavoro e di soggiorno e ha così potuto svolgere la propria attività commerciale qui in Svizzera. Ciò significa che Roveredo sicuramente non sarà l’ultimo caso di questo tipo. In linea di principio, questi permessi di soggiorno e di lavoro sono estremamente importanti per la criminalità organizzata. Consentono il passaggio dall’illegalità alla legalità, e questo è fondamentale per le reti criminali, poiché solo così possono riciclare in modo pulito i fondi e i proventi illegali, all’interno del sistema economico legale.
Anteprima della puntata di martedì 19 maggio 2026
RSI Falò 12.05.2026, 17:58
Quindi cosa si può fare di più?
Per noi è fondamentale la sensibilizzazione delle autorità amministrative, ma anche dei privati e delle imprese, così come rafforzare il flusso delle segnalazioni. Un ambito in cui la Svizzera presenta chiaramente un potenziale di miglioramento è lo scambio di informazioni. Oggi un agente di polizia svizzero può consultare direttamente un sistema informativo europeo, ma non quello di un cantone confinante. In questo ambito è quindi assolutamente necessario un miglioramento. Una possibilità la offre la piattaforma di consultazione della polizia denominata “POLAP”. Si tratta di una piattaforma di consultazione nazionale, non di una banca dati nazionale. Lo scambio reciproco di informazioni oggi avviene quindi tramite l’assistenza amministrativa. Ma che in parte è inefficiente. Ci vuole molto tempo. E, cosa molto importante, a volte fa sì che gli agenti di polizia in servizio non riescano a individuare i legami con la criminalità organizzata. Posso anche farvi un esempio: in un cantone, durante un controllo stradale, è stato fermato un conducente straniero. Quest’ultimo aveva con sé una notevole somma di denaro contante e ha rilasciato dichiarazioni contraddittorie. Se all’epoca fosse stata già disponibile POLAP, l’agente in servizio avrebbe potuto constatare che il veicolo in questione era coinvolto in indagini sul traffico di droga organizzato in quattro cantoni. Ciò dimostra che lo scambio di informazioni è fondamentale. Purtroppo, oggi è un dato di fatto: il federalismo presenta moltissimi vantaggi. Ma qui c’è un piccolo ostacolo. Per questo motivo, sia la Confederazione che i Cantoni stanno lavorando alla definizione delle basi giuridiche per POLAP. Il Consiglio federale dovrebbe presentare il relativo progetto entro la fine del 2026.
Possiamo dire che si va verso una nuova strategia contro la criminalità organizzata…
Sì, esatto. Il miglioramento dello scambio di informazioni rientra chiaramente nella strategia nazionale di lotta alla criminalità organizzata. È stata approvata alla fine dello scorso anno, dopo essere stata elaborata congiuntamente dalla Confederazione e dai Cantoni. E andiamo anche oltre. Al momento stiamo elaborando il Piano d’azione nazionale con misure molto concrete. La sensibilizzazione delle autorità amministrative e il flusso di informazioni tra gli attori non di polizia e quelli di polizia ne sono chiaramente parte integrante.
Questa strategia e un polo su cui Fedpol punta per i prossimi anni, ma sarà sufficiente?
La strategia è stata approvata alla fine dello scorso anno. In questa sede sono stati individuati diversi ambiti di intervento, tra cui lo scambio di informazioni a livello nazionale, la cooperazione internazionale, la sensibilizzazione e le misure concrete. E attualmente si stanno elaborando misure davvero molto concrete per questi ambiti di intervento.
Quali? E per la sensibilizzazione, cosa si puo fare di piu in un ambito molto vasto?
Siamo a buon punto ma pianifichiamo altre misure concrete. Purtroppo la Svizzera è un paese molto attraente per molte reti criminali. Stiamo parlando chiaramente della mafia italiana, delle confraternite nigeriane e della mafia di lingua albanese, di gruppi francesi, della criminalità organizzata turca, ma anche della mocromafia con sede nei Paesi Bassi. La Svizzera è attraente per tutti loro per la sua stabilità politica, il solido contesto economico, la posizione geografica e un elevato tenore di vita. Il tenore di vita è favorevole alla criminalità organizzata. Per due motivi: da un lato perché in Svizzera esiste un buon mercato per le sostanze illegali, ma anche per i servizi legati al mondo della prostituzione. D’altra parte, il nostro tenore di vita permette ai cosiddetti pezzi grossi della criminalità organizzata di condurre qui uno stile di vita lussuoso senza dare troppo nell’occhio come magari altrove. E, se mi è consentito, vorrei aggiungere un altro punto. Il settore dei servizi finanziari in Svizzera è ovviamente una vera e propria calamita per i fiduciari, ma anche per gli avvocati e per il know-how nel campo delle criptovalute.
Il caso di Roveredo, possiamo dire, rientra in questo caso. Venire in Svizzera per tutta una serie di vantaggi economici ma anche per trovare rifugio ?
Contrariamente a certi stereotipi o alle rappresentazioni dei film, i membri della criminalità organizzata cercano di vivere nel modo più discreto possibile, integrandosi nella società. E questo si ottiene, ovviamente, tramite il permesso di soggiorno, il permesso di lavoro ecc. Anche in questo caso esistono naturalmente diversi strumenti di prevenzione a disposizione delle forze dell’ordine, come ad esempio i divieti di ingresso. Ciò significa che, qualora sia possibile dimostrare in modo concreto che determinati individui hanno legami con la criminalità organizzata, è possibile disporre un divieto di ingresso nel territorio svizzero. Lo avevamo già fatto diverse volte, anche in passato. E se poi a un padre di famiglia viene negato l’ingresso in Svizzera, nonostante i suoi figli vivano qui, allora questo ferisce anche un mafioso a livello personale.
Quanto è stato importante questa operazione?
Ogni risultato positivo delle indagini è importante. Sono punture che si possono infliggere alla criminalità organizzata. E ce ne sono sempre di più. Ma c’è sempre qualcosa da imparare: cosa ci insegna, il caso di Roveredo? Ci rendiamo conto che in Svizzera dobbiamo adeguare le leggi in modo tale da rendere difficile l’operato della criminalità organizzata. Per questo motivo abbiamo in programma di sottoporre a consultazione un pacchetto di modifiche legislative alla fine del 2027. Più concretamente, stiamo attualmente discutendo e valutando diverse opzioni, ad esempio il rafforzamento degli incentivi all’autodenuncia, l’introduzione di maggiori difficoltà nella conservazione dei dati, ma anche la semplificazione dell’onere probatorio e una limitazione dei diritti di partecipazione degli imputati. Stiamo quindi davvero seguendo un approccio diverso, basato su diversi pilastri. Non solo repressione, ma anche cooperazione e prevenzione.

Novità sui mafiosi a Roveredo
Il Quotidiano 13.05.2026, 19:00










