Attraverso un comunicato stampa, il Municipio di Roveredo si dice non soddisfatto della risposta ricevuta dal Governo grigionese sul caso dei permessi di dimora concessi a persone oggi coinvolte in un’importante inchiesta antimafia internazionale. Nel comunicato stesso, l’Esecutivo comunale prende atto che, secondo Coira, il rilascio dei permessi da parte dell’Ufficio della migrazione è avvenuto nel rispetto del diritto vigente, in particolare delle regole applicabili ai cittadini dell’Unione Europea e dell’AELS (Associazione europea di libero scambio). Per Roveredo, tuttavia, questo non chiude la questione: il Comune ribadisce infatti che il caso ha messo in luce problemi concreti di prudenza nella valutazione del rischio, di coordinamento intercantonale e di coinvolgimento delle autorità locali.
Troppa diversità tra i Cantoni
Secondo il Comune mesolcinese il nodo politico sta proprio nel fatto che le persone a cui il Ticino aveva negato il permesso di dimora hanno invece ottenuto l’autorizzazione nei Grigioni. Questo, secondo il Municipio, dimostra che anche all’interno degli attuali limiti legali esiste un margine di valutazione e che il rischio può essere interpretato in maniera differente da un Cantone all’altro. Il Municipio, inoltre, sottolinea infine di aver scoperto i presunti collegamenti con la criminalità organizzata solo dopo gli arresti attraverso la cronaca giudiziaria: una situazione ritenuta “difficilmente accettabile” per un Comune di frontiera direttamente esposto. Secondo Roveredo servono in ogni caso protocolli formali e sistematici affinché i Comuni vengano informati quando sul loro territorio si insediano persone segnalate dalle autorità di polizia o da altri Cantoni. Tutto ciò non per sostituirsi al Cantone, ma almeno per poter dare un parere basato sulla conoscenza del territorio e dei problemi locali.
Un dibattito che va oltre la Mesolcina
Il Ticino spinge da tempo per una verifica automatica dei precedenti penali, senza dover motivare ogni singolo controllo, ma il Consiglio federale ha sempre frenato. La motivazione riguarda l’accordo sulla libera circolazione con l’Unione europea, che consente di consultare il casellario solo in presenza di sospetti fondati, non in modo generalizzato. Per Roveredo, in ogni caso, il tema va oltre il singolo caso: il Municipio richiama infatti la nuova strategia nazionale contro la criminalità organizzata, che punta su più prevenzione, più scambio di informazioni e una collaborazione più stretta tra Confederazione, Cantoni e Comuni. Da qui anche il messaggio politico che contro le infiltrazioni mafiose non basta intervenire dopo, ma servono strumenti preventivi e maggiore attenzione già, ad esempio, nella fase del rilascio dei permessi.
*Cos’è successo? Il punto della situazione
A fine febbraio, nell’ambito di un’operazione internazionale coordinata tra Francia, Italia e Svizzera con il sostegno di Europol, sono state arrestate sette persone sospettate di legami con camorra e ’ndrangheta e coinvolte, secondo gli inquirenti, in un vasto traffico di cocaina e riciclaggio di denaro. Quattro di loro risultavano domiciliate a Roveredo, in Mesolcina, con un permesso di dimora rilasciato dai Grigioni, dopo che il Ticino aveva invece negato il rilascio e segnalato a Coira un possibile intreccio criminale. Il caso ha riaperto una questione discussa da anni: i Cantoni possono consultare sistematicamente il casellario giudiziale di cittadini UE/AELS prima di concedere un permesso B? Il Consiglio federale continua a frenare, ricordando che l’Accordo sulla libera circolazione consente questo tipo di verifica solo in presenza di sospetti fondati, non in modo automatico. Il dibattito è aperto almeno dal 2015, quando il Ticino aveva depositato a Berna due iniziative cantonali per introdurre controlli sistematici, ancora pendenti. Nel frattempo, il 19 dicembre 2025 il Consiglio federale ha adottato la nuova Strategia della Svizzera per la lotta alla criminalità organizzata.

Caso Roveredo, il governo fa chiarezza
Il Quotidiano 01.04.2026, 19:00










