Svizzera

Fondi ebraici, 20 anni dopo

Tanti ne sono trascorsi dall'accordo che mise fine alla vertenza - Nuove rivelazioni di Thomas Borer, che gestì la crisi per la Confederazione

  • 12.08.2018, 23:17
  • 4 maggio, 20:12
L'ambasciatore Thomas Borer
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RG 18.30 del 12.08.2018 Il servizio di Marco Petrelli

RSI Info 12.08.2018, 20:35

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Un miliardo e 250 milioni di dollari: esattamente 20 anni fa è quanto le banche svizzere accettarono di pagare per chiudere la vicenda dei fondi ebraici in giacenza dalla fine della Seconda guerra mondiale (la cronologia nel servizio del Telegiornale).

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Venti anni fa l'accordo sui fondi ebraici

Telegiornale 12.08.2018, 22:00

A due decenni di distanza uno dei protagonisti di quella vicenda, l'allora ambasciatore Thomas Borer al quale il ministro degli esteri Flavio Cotti affidò la guida dell'apposita task force, ha rivelato alla SonntagsZeitung che la Confederazione si servì durante quella crisi di un servizio segreto privato e dei contatti di alcune banche ginevrine per procacciarsi informazioni. Il Consiglio federale ricevette così in anticipo un rapporto del sottosegretario di Stato statunitense Stuart Eizenstat e una lettera del premier israeliano Benyamin Netanyahu, utili ad anticipare le mosse della controparte. Per prudenza, Borer rivela di aver evitato telefoni ed e-mail. Coglie l'occasione però per togliersi anche qualche sassolino dalla scarpa e ricorda per esempio che, alla fine della crisi, non gli venne nemmeno chiesto un rapporto conclusivo. La Svizzera apparentemente non aveva imparato la lezione, visto che un decennio dopo si fece travolgere da una seconda vertenza con gli Stati Uniti, quella fiscale.

Il caso Meili

L'altro grande protagonista di quella vicenda fu Christoph Meili, agente di sicurezza che l'8 gennaio 1997 salvò dalla distruzione vecchi documenti risalenti agli '20 e '30 nella sede dell'UBS di Zurigo. La crisi, già in corso da un paio di anni, precipitò. L'interessato è ancora oggi visto da qualcuno come un eroe, da altri come un traditore della Svizzera.

A 20 anni di distanza, SRF lo ha fatto incontrare con Borer in un cinema zurighese, per guardare insieme il documentario "Die Affäre Meili". Oggi dice Meili, "lo farei ancora", ma non tutto: non fuggirebbe nuovamente negli Stati Uniti, dove, parole sue, venne "sfruttato da Ed Fagan", l'avvocato che guidava la causa miliardaria degli eredi delle vittime dell'Olocausto.

E Borer stesso rimpiange di non averlo saputo trattenere in Svizzera. Ricorda di essersi impegnato perché anche la Confederazione e i vertici bancari lo ringraziassero per il suo gesto. Un impegno che ha commosso Meili, che nel giorno del faccia a faccia ha presentato le sue scuse all'ex ambasciatore, che le ha accettate.

TG/RG/SRF/pon

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