Svizzera

Forte aumento dell’export bellico svizzero

Nel 2025 vendute all’estero armi e munizioni per quasi un miliardo di franchi, dato in aumento del 43%

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Per la maggior parte si tratta di munizioni

Per la maggior parte si tratta di munizioni

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Di: ATS/pon 

Le aziende svizzere hanno esportato materiale bellico per 948,2 milioni di franchi nel 2025. Si tratta del 43% in più rispetto all’anno precedente, un incremento che riflette l’andamento globale, visto che il commercio bellico si è particolarmente rafforzato dallo scoppio del conflitto in Ucraina, dove la pace resta tutt’ora lontana. Sessantaquattro Paesi hanno acquistato armamenti prodotti da imprese elvetiche.

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SEIDISERA 06.03.2026, 18:00

I cinque principali Paesi importatori di materiale bellico sono stati la Germania (386,4 milioni di franchi), gli Stati Uniti (94,2 milioni), l’Ungheria (63,4 milioni), l’Italia (62,2 milioni) e il Lussemburgo (47,4 milioni), ha reso martedì la Segreteria di Stato dell’economia (SECO). Nel 2024, la classifica dei primi cinque Paesi era simile: Germania (203,8 milioni di franchi), Stati Uniti (76,1), Italia (50,6), Svezia (42) e Romania (38,5).

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In direzione dell’Europa

Un po’ più dell’85% del materiale bellico nel 2025 è stato esportato verso un Paese europeo. Un decimo delle armi è stato inviato verso il continente americano e il 3,2% verso quello asiatico. Poco meno della metà (43,2%) delle consegne ha riguardato munizioni e quasi un quarto (23,6%) veicoli blindati. Le armi di ogni calibro rappresentano il 10,3% delle esportazioni.

I componenti per aerei da combattimento, i sistemi di controllo del tiro, gli esplosivi e i combustibili militari, nonché le armi leggere rappresentano invece rispettivamente il 6,3%, 5,8%, 4,5% e 3,9% delle vendite. Il restante 2,1% è ripartito tra altre cinque categorie di materiale bellico.

Nessun materiale per l’Ucraina

In virtù del principio di parità di trattamento sancito dal diritto della neutralità, nessun materiale può essere consegnato all’Ucraina finché il Paese è coinvolto in un conflitto armato internazionale, ricorda la SECO. Tuttavia, il Parlamento intende attribuire al Consiglio federale una maggiore flessibilità per quanto riguarda le dichiarazioni di non riesportazione.  Il termine per il referendum scade il 17 aprile 2026.

Parallelamente, Berna ha pubblicato anche dati sulle autorizzazioni rilasciate per i cosiddetti beni militari speciali, disciplinati dall’ordinanza sul controllo dei beni a duplice impiego, di cui fanno parte ad esempio visori notturni, vernici mimetiche, disturbatori di frequenza (jammer), droni di osservazione. Nel 2025 il valore complessivo delle nuove autorizzazioni rilasciate per questi prodotti si è attestato a 30,2 milioni di franchi, in netto calo rispetto ai 73,6 milioni registrati nel 2024.

NOTIZIARIO 10.00 del 10.03.206

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Immagine d'archivio

La Svizzera, fra neutralità ed esportazione di materiale bellico: agevolarla o limitarla?

Controcorrente 12.06.2025, 11:47

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