Le aziende svizzere hanno esportato materiale bellico per 948,2 milioni di franchi nel 2025. Si tratta del 43% in più rispetto all’anno precedente, un incremento che riflette l’andamento globale, visto che il commercio bellico si è particolarmente rafforzato dallo scoppio del conflitto in Ucraina, dove la pace resta tutt’ora lontana. Sessantaquattro Paesi hanno acquistato armamenti prodotti da imprese elvetiche.

RG 12.30 del 10.03.2026 La corrispondenza di Gian Paolo Driussi
RSI Info 10.03.2026, 13:45
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I cinque principali Paesi importatori di materiale bellico sono stati la Germania (386,4 milioni di franchi), gli Stati Uniti (94,2 milioni), l’Ungheria (63,4 milioni), l’Italia (62,2 milioni) e il Lussemburgo (47,4 milioni), ha reso martedì la Segreteria di Stato dell’economia (SECO). Nel 2024, la classifica dei primi cinque Paesi era simile: Germania (203,8 milioni di franchi), Stati Uniti (76,1), Italia (50,6), Svezia (42) e Romania (38,5).
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In direzione dell’Europa
Un po’ più dell’85% del materiale bellico nel 2025 è stato esportato verso un Paese europeo. Un decimo delle armi è stato inviato verso il continente americano e il 3,2% verso quello asiatico. Poco meno della metà (43,2%) delle consegne ha riguardato munizioni e quasi un quarto (23,6%) veicoli blindati. Le armi di ogni calibro rappresentano il 10,3% delle esportazioni.
I componenti per aerei da combattimento, i sistemi di controllo del tiro, gli esplosivi e i combustibili militari, nonché le armi leggere rappresentano invece rispettivamente il 6,3%, 5,8%, 4,5% e 3,9% delle vendite. Il restante 2,1% è ripartito tra altre cinque categorie di materiale bellico.
Nessun materiale per l’Ucraina
In virtù del principio di parità di trattamento sancito dal diritto della neutralità, nessun materiale può essere consegnato all’Ucraina finché il Paese è coinvolto in un conflitto armato internazionale, ricorda la SECO. Tuttavia, il Parlamento intende attribuire al Consiglio federale una maggiore flessibilità per quanto riguarda le dichiarazioni di non riesportazione. Il termine per il referendum scade il 17 aprile 2026.

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Parallelamente, Berna ha pubblicato anche dati sulle autorizzazioni rilasciate per i cosiddetti beni militari speciali, disciplinati dall’ordinanza sul controllo dei beni a duplice impiego, di cui fanno parte ad esempio visori notturni, vernici mimetiche, disturbatori di frequenza (jammer), droni di osservazione. Nel 2025 il valore complessivo delle nuove autorizzazioni rilasciate per questi prodotti si è attestato a 30,2 milioni di franchi, in netto calo rispetto ai 73,6 milioni registrati nel 2024.
“Una fotografia che inganna”
L’aumento delle esportazioni svizzere di armi nel 2025 è una fotografia istantanea che inganna, secondo gli attori politici ed economici del settore. In un comunicato, sottolineano come le ordinazioni siano in realtà in calo dal 2022, le piccole e medie imprese siano escluse dalle catene di approvvigionamento internazionali e il know-how elvetico stia “emigrando” all’estero. Poche imprese, insieme alle comande di moduli e componenti, fanno lievitare le vendite. Ma altre aziende hanno dovuto licenziare dipendenti e costituisce una minaccia la decisione di Paesi come Germania, Danimarca e Paesi Bassi di rinunciare a prodotti svizzeri a causa delle regole in vigore, che impediscono in particolare la riesportazione verso Stati in guerra come l’Ucraina. Se lo “swiss free” diventasse la regola in Europa, il 91% del fatturato delle esportazioni scomparirebbe, si legge. La categoria auspica quindi l’entrata in vigore il più presto possibile della modifica di legge sul materiale di guerra.

Esportazioni di armi per quasi un miliardo
Telegiornale 10.03.2026, 20:00

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