L'articolo costituzionale che prevede un Consiglio federale a nove membri è stato posto in consultazione fino a inizio luglio, dopo che anche la commssione delle istituzioni politiche del Nazionale ha dato il suo via libera al progetto.
Con due ministri in più, il carico di lavoro, molto aumentato rispetto al passato, verrebbe meglio ripartito e inoltre in seno al Governo sarebbe garantita una più equilibrata rappresentazione di regioni e lingue, sostengono i deputati. Questi, nelle loro osservazioni, fanno particolare riferimento agli italofoni, non più rappresentati nell'Esecutivo dal 1999, quando se ne andò Flavio Cotti.
Secondo una minoranza formata da esponenti di Unione democratica di centro e Partito liberal-radicale, l'elezione di candidati parlanti un idioma minoritario e provenienti da aree periferiche dovrebbe essere l'espressione di una volontà politica, non concretizzabile con una riforma strutturale; inoltre, ampliare le dimensioni del Consiglio federale non farebbe altro che indebolirlo, essendo piiù difficile pretenderne l'unità.
ATS/dg




