Il processo contro una guardia di confine elvetica si è aperto lunedì a Zurigo davanti al Tribunale militare d'appello 2. L'uomo era stato condannato in prima istanza per l'aborto spontaneo di una siriana al settimo mese di gravidanza che nel luglio 2014 fu rinviata in Italia. Il 58enne compare per la seconda volta a giudizio e deve rispondere all'accusa di aver negato il necessario aiuto medico alla donna che, dopo essere arrivata in treno a Domodossola (Italia), diede alla luce una bambina nata morta. L'accusa ha chiesto una condanna a tre anni parzialmente sospesa, mentre la difesa l'assoluzione. La sentenza è attesa martedì.
La 27enne ha affermato davanti alla corte d'appello che tutti avrebbero potuto vedere che non stava bene. Sui suoi pantaloni bianchi erano visibili tracce di sangue e suo marito e altri parenti hanno chiesto ripetutamente di chiamare un'ambulanza.
L'imputato ha sostenuto di non essersi accorto di nulla di particolare al momento di assumere la responsabilità dell'operazione di rinvio. "Non c'era nessuna frenesia, tutto era tranquillo", ha affermato il sergente maggiore, precisando di avere visto la donna distesa su una branda, ma di non essersi accorto che era incinta e di non avere visto sangue.
Guardia di Confine a processo
Telegiornale 05.11.2018, 21:00



