Sono valide le regolamentazioni in materia di salario minimo elaborate da Zurigo e Winterthur. È quanto ha stabilito il Tribunale federale (TF), accogliendo i ricorsi presentati dalle due città contro le decisioni, in senso opposto, che aveva emesso il Tribunale amministrativo del Canton Zurigo.
Nel 2023, ricordiamo, gli aventi diritto delle due città approvarono in votazioni popolari le rispettive ordinanze in materia. Ma l’anno seguente la corte accolse alcuni ricorsi e annullò le ordinanze, non giudicandole compatibili con il diritto cantonale. Le due città hanno quindi chiamato in causa i giudici di Mon Repos.
Nel verdetto del TF, pronunciato lo scorso 12 maggio ma pubblicata oggi, mercoledì, si rileva che le decisioni dell’istanza precedente hanno violato l’autonomia comunale. E i Comuni zurighesi, si legge in un comunicato, dispongono di sufficiente libertà d’azione per emanare prescrizioni concernenti il salario minimo.
Affinché un compito pubblico possa essere assunto dai Comuni, afferma il TF, non si rende necessaria una norma esplicita nella Costituzione cantonale, secondo la quale poi essi godono di un ampio margine di autonomia. Inoltre, anche le regolamentazioni sull’aiuto sociale emanate nel Cantone a livello costituzionale e legislativo non si oppongono a disposizioni comunali sul salario minimo: esse hanno proprio l’obiettivo d’impedire che i working poor interessati debbano ricorrere all’aiuto sociale.
Bisogna anche partire dal presupposto che le due città, alla luce della loro conoscenza delle specificità locali e della loro prossimità agli interessati, siano in grado, con le loro regolamentazioni sul salario minimo, di combattere la povertà lavorativa in modo altrettanto appropriato quanto il Cantone.









