La centrale di Mühleberg potrà continuare le sue attività anche dopo giugno. Questa la decisione adottata oggi dal Tribunale federale, una decisione che si trasforma in uno schiaffo per gli ecologisti antiatomo. Non è servito quindi fare leva sulla sicurezza che, secondo i giudici, attualmente viene garantita. Cosa ne pensa Matteo Buzzi di Greenpeace Ticino.
"La sicurezza in questo modo non viene garantita. Siamo chiaramente scioccati per questa decisione. Più volte abbiamo evidenziato i problemi di questa struttura, una delle centrali più vecchie al mondo, problemi che anche gli esperti da noi contattati ritengono concreti. Le crepe presenti sul reattore, per esempio, non possono essere sottovalutate. La probabilità che un disastro simile a Fukushima si ripeta sono basse, ma anche se i rischi sono relativi non si possono chiudere gli occhi. Inoltre, se dovesse succedere un incidente, non si avrebbe più il tempo di tornare indietro".
E’ preoccupato che sarà un’unica istanza a garantire la sicurezza delle centrali, ossia l’Ispettorato federale della sicurezza nucleare (IFSN)?
Questo è veramente un grosso problema. In questo modo la competenza per le analisi e le verifiche saranno in mano unicamente all’IFSN, senza un controllo politico da parte del Dipartimento federale dell’energia. In passato, lo ricordo, questo ente ha dimostrato delle debolezze e soprattutto ha dimostrato che, nel dubbio sulla questione sicurezza, la decisione veniva presa a favore dei gestori delle centrali. Come Greenpeace stiamo chiedendo che tutte le decisioni che verranno prese dall’Ispettorato siano rese pubbliche.
Però Doris Leuthard oggi si è detta sollevata che il suo Dipartimento non dovrà avere alcun compito in questo ambito…
E’ comprensibile. Questi temi a livello tecnico sono difficili, in più la politica è sottomessa a forti pressioni.
Il Tribunale amministrativo federale aveva accolto le vostre rivendicazioni, oggi il TF le ha respinte. Come legge questa divergenza di opinioni.
Questo dimostra che tra i giudici non vi è una visione comune e che vi sono dubbi su come procedere. Allo stesso tempo dimostra che gli elementi critici presentati da Greenpeace non sono fuori strada e quindi sono fondati. I giudici oggi avranno pensato un po ’meno alle conseguenze, si saranno soffermati di più su cavilli giuridici e sulle possibili ripercussioni economiche. Bisogna ricordare per esempio che il canton Berna è il maggior azionista di BKW Energie.
Ma era verosimile che venisse concessa la sospensione delle attività entro giugno. Il lasso di tempo non era un po’ corto?
La data era più che altro simbolica. A noi, come Greenpeace bastava ottenere la sospensione delle attività, anche a fine anno. Ripeto, rifiutare questa possibilità è molto preoccupante.
Ora rimane la carta della votazione popolare, Greeanpeace come intendete muoversi?
Ci sono ancora due aspetti pendenti. Uno riguarda sempre la sicurezza della centrale alla luce dei problemi emersi dopo Fukushima. Il Tribunale federale dovrà prendere posizione. L’altro chiaramente riguarda la votazione popolare del prossimo anno. Come Greenpeace chiaramente faremo di tutto affinché la popolazione deciderà per la sua chiusura, puntando sulla sicurezza.
di Alessandra Spataro







