Svizzera

Il Board of Peace mette Berna davanti a una scelta delicata

A Davos il consigliere federale Ignazio Cassis chiede chiarezza prima di una decisione ufficiale sull’iniziativa di Donald Trump

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Il Consiglio federale ha incontrato mercoledì Trump a Davos
02:35

Radiogiornale delle 12:30 del 22.01.2026: la corrispondenza di Alan Crameri

RSI Info 22.01.2026, 12:30

  • Keystone
Di: Alan Crameri (invaito RSI a Davos), intervista originale - ludoC, adattamento web

Il tanto discusso “Board of Peace” promosso dal presidente statunitense Donald Trump è una sfida anche per la diplomazia svizzera, con Berna che non ha ancora risposto all’invito ufficiale a farne parte. Se accettasse, si esporrebbe alle critiche di chi ritiene inaccettabile la proposta di Trump, se rifiutasse rischierebbe invece di perdere rilevanza nelle discussioni geopolitiche attuali.

Il tema è protagonista anche del Forum economico di Davos, dove giovedì mattina si è presentato anche il consigliere federale e capo del Dipartimento federale degli affari esteri, Ignazio Cassis. Per lui, un consiglio di pace è effettivamente previsto durante la fase due del piano per la stabilizzazione della Striscia di Gaza: il problema è che nel documento presentato dagli Stati Uniti la formulazione è poco chiara. Potenzialmente l’ambito è molto più ampio e prima di prendere posizione, il Governo svizzero vuole chiarire queste ambiguità.

Ma qual è la sua posizione, il suo auspicio su cosa debba essere per essere credibile anche per la Svizzera questo “Board of Peace”? “Deve sicuramente essere un Board of Peace concentrato su Gaza, perché è su questo che stiamo lavorando con il piano di pace dei venti punti – rispondendo alla RSI –. Si aprirà forse un nuovo piano di pace sull’Ucraina, ma sarà un altro discorso; usare questa situazione per fare un tentativo di discutere la questione securitaria in modo più largo è qualcosa di legittimo, ma è nostra responsabilità capire bene, parlare con loro: può essere anche una leva affinché gli Stati arrivino a fare finalmente le necessarie riforme all’interno dell’ONU e senza una pressione forte queste discussioni non si faranno. Vediamo che il metodo è sempre lo stesso: pressione massima per obbligare a fare dei passi avanti”.

La Svizzera, quindi, parteciperà verosimilmente e in modalità ancora da definire a discussioni relative a Gaza all’interno di un eventuale consiglio di pace, mentre per il resto c’è scetticismo. Allargando il discorso, il consigliere federale ha detto che siamo definitivamente in una nuova era. Il discorso di Trump, che poi lui ha incontrato in serata, non è stato altro che una conferma: “Ieri sera ho avuto la possibilità di cenare con l’ambasciatrice americana e sono ben in chiaro che ci sono anche dei limiti, diciamo come dire, umani istituzionali anche nei rapporti tra Stati. Quello che ho cercato di dire prima è proprio che in questa nuova era non valgono più le stesse regole. Dobbiamo imparare ad accettare, a tirar dritto e non fermarsi a guardare troppo i dettagli perché altrimenti non si arriva da nessuna parte”.

A proposito di pace, la Svizzera nel 2026 è protagonista di un’altra organizzazione, presiede l’OSCE e la priorità è mettere fine ai combattimenti in Ucraina in maniera duratura e Ignazio Cassis ha detto che è disposto a recarsi anche a Mosca, oltre che a Kiev e Washington, per raggiungere questo obiettivo.

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