Il Consiglio federale non vuole essere eletto direttamente dal popolo, poiché ciò minaccerebbe la stabilità delle istituzioni. Il Governo ha dunque raccomandato al Parlamento di respingere l'iniziativa dell'UDC, senza opporle un controprogetto.
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La corrispondenza di Johnny Canonica
RSI Info 16.05.2012, 19:15
Il sistema attuale è ben collaudato
Per l'Esecutivo l'iniziativa mira a risolvere un problema che in realtà non esiste, dato che l'elezione dei consiglieri federali da parte del Parlamento è un processo sperimentato da tempo. Se eletti dal popolo, i ministri sarebbero in balia dell'influenza dei partiti e dei finanziatori, perché la campagna elettorale sarebbe costosa e di lunga durata, con conseguenze anche sulla stabilità politica del paese.
La credibilità del Consiglio federale verrebbe meno, così come il principio della collegialità. "Più scrutini non significano necessariamente più democrazia", ha detto in conferenza stampa Simonetta Sommaruga, esprimendo la posizione del collegio governativo. Che sia il Parlamento a scegliere, inoltre, garantisce un certo equilibrio fra sessi, età, esperienze, sensibilità e provenienze geografiche, un equilibrio che in caso di elezione popolare non sarebbe più assicurato.
La proposta democentrista
Il testo dell'UDC prevede un'elezione ogni quattro anni secondo il sistema maggioritario. Entrerebbero in Governo al primo turno solo quanti otterrebbero la maggioranza assoluta dei voti, mentre gli altri andrebbero al ballottaggio. L'intero paese costituirebbe un'unica circoscrizione, ma alle minoranze sarebbero garantiti due seggi su sette.
La proposta è sostenuta anche da alcuni ambienti della sinistra. Due analoghe iniziative socialiste erano state respinte dal popolo nel 1900 e nel 1942.






