È ormai qualche anno che al WEF si parla di un Forum più verde e delle regole per contenere le emissioni delle auto dei partecipanti ci sono, ma non sono certo state scritte da un ecologista. Basta girare per le strade di Davos per rendersene conto.
Decine e decine di limousine, di auto di grossa cilindrata, rigorosamente nere come i vetri del passeggero e l'abito dell'autista affollano le vie della cittadina alpina. Per ottenere l'etichetta Greener Davos che dà accesso ad alcune zone riservate infatti basta che l'auto non emetta più di 165 grammi di CO2 per chilometro, per interderci che si situi fra la classe energetica C e D.
Certo, bisonga dire che gli organizzatori fanno degli sforzi e mettono a disposizione dei partecipanti dei bus navetta che vanno in lungo e in largo per Davos e scendono persino fino a Klosters. Questi però non vengono utilizzati dalle molte personalità internazionali che partecipano alla quattro giorni. Personalità che non seguono neppure il consiglio degli organizzatori di percorrere il tragitto dall'aeroporto di Zurigo a Davos con i mezzi pubblici o con l'aggiuntivo servizio di bus.
No i grandi della politica e dell'economica continuano a preferire le limousine e chi può l'elicottero. E così l'ecologia al WEF divide i partecipanti in due classi sociali: chi può viaggia dietro ai vetri scuri delle limousine, chi non può si accontenta dei mezzi pubblici.
Ma in fondo è forse sin dal principio una chimera quella di volere (e forse anche solo di pensare) che un vertice internazionale come questo possa essere ecologico. Basta infatti pensare che i partecipanti giungono da 100 paesi diversi e in Svizzera, non si scappa, i più arrivano in aereo: il mezzo di trasporto che più inquina.
Eppure chissà forse un giorno qualcosa cambierà o almeno sembra esserne convinto quel produttore di auto che da qualche anno ormai espone sulla via principale le sue piccole auto elettriche.... piccole e forse non a caso bianche. Tutto il contrario di oggi!
Pietro Bernaschina




