Il Governo elvetico nei suoi rapporti con l’Unione europea ha un problema di leadership, di conduzione politica. A sostenerlo è l’ex consigliere federale Pascal Couchepin intervistato dalla RSI (ascolta l’audio qui sotto) sulle difficoltà di raggiungere un’intesa tra Berna e Bruxelles.
Il legame tra 9 febbraio elvetico e Brexit
Di fronte allo stallo nelle trattative, il vallesano, già ministro degli interni, traccia un parallelismo tra il voto sull'iniziativa contro l'immigrazione di massa del 9 febbraio 2014 in Svizzera e la Brexit per la Gran Bretagna. “In entrambi i casi si tratta di decisioni estremamente difficile da applicare, anche perché, e qui parlo del nostro Paese, il popolo svizzero si è finora sempre espresso in favore degli accordi bilaterali" afferma.
Il ruolo del ministro degli esteri
In passato, ricorda il 74enne liberale radicale, le trattative con l’Unione europea erano affidate al ministro degli esteri. Oggi invece il governo si muove su più fronti e con tre ministri – esteri, giustizia e formazione – e questo non facilita le cose. "La storia dirà se il Governo è sufficientemente unito – afferma alla RSI -. All'inizio, due anni fa, era normale che vi fossero dei punti di vista divergenti. C'è bisogno però, e rapidamente, di un leader. In questo senso mi dispiace che il dipartimento federale degli esteri abbia abbandonato questo ruolo, nelle trattative con l'UE. Oggi ne occupano anche il presidente della confederazione e la ministra Sommaruga, responsabile del dossier migratorio. Normalmente sarebbe toccato al ministro degli esteri condurre tutte queste trattative”.
Toccherà al popolo decidere
Per Pascal Couchepin, in Governo dal 1998 fino al 2009, una cosa è certa: prima o poi toccherà al popolo esprimersi in modo definitivo per decidere se dare un futuro agli accordi bilaterali con l’UE o se preferire un’altra via, introducendo anche una gestione propria e autonoma delle politiche migratorie.
Roberto Porta/Diem




