Svizzera

Incentivi “Made in UE”, la Svizzera teme un effetto domino

La nuova norma italiana inserita nella manovra fiscale penalizza anche i macchinari elvetici: export vicino al miliardo, Ticino esposto per 180 milioni - La testimonianza di due imprenditori

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Per qualcuno è una misura anti Svizzera che viola accordi, per altri l'obiettivo non è la Confederazione
05:34

L'Italia mette in difficoltà la produzione svizzera di macchinari

SEIDISERA 02.02.2026, 18:00

  • Keystone
Di: SEIDISERA-Marcello Ierace/sdr 

Un nuovo fronte di tensione commerciale si apre tra Svizzera e Italia, e questa volta il terreno di scontro è il mercato dei macchinari. Alla base della vicenda c’è una norma inserita nella cosiddetta manovra “finanziaria” italiana. Si tratta di un pacchetto di incentivi che favorisce gli investimenti in beni prodotti nell’Unione europea o nello Spazio Economico Europeo. Tradotto per le imprese: a parità di acquisto, per molte aziende italiane diventa più conveniente scegliere un prodotto “interno” a questi perimetri, e la produzione svizzera rischia di perdere attrattiva.

Il settore più esposto è quello dell’industria dei macchinari, che verso l’Italia vale quasi un miliardo di franchi di esportazioni all’anno. E una quota rilevante riguarda il Ticino, con circa 180 milioni di franchi annui di prodotti diretti oltreconfine.

La reazione di Berna: “possibile violazione degli accordi”

La risposta svizzera è stata rapida, ma soprattutto preoccupata. Il timore, a Berna e nel mondo economico, è che l’impostazione italiana possa diventare un precedente e venire imitata anche da altri Paesi UE, trasformando una decisione nazionale in un problema sistemico per l’export elvetico. Per questo il Consiglio federale e la SECO si sono attivati su due livelli: contatti con Roma e interlocuzione con Bruxelles. Secondo le autorità elvetiche, la misura varata dal governo guidato da Giorgia Meloni configurerebbe infatti una violazione degli accordi che regolano i rapporti tra Svizzera e UE, perché altera la concorrenza introducendo un vantaggio selettivo legato al luogo di produzione.

“In questa fase nessun mercato è sacrificabile”

Sul terreno, però, la questione è concreta perché gli incentivi cambiano le scelte d’acquisto. Interpellato da SEIDISERA, Angelo Quadroni, alla guida della Sarix di Sant’Antonino, mette il tema in prospettiva ma senza minimizzare quando spiega che l’Italia non è il primo mercato per tutti, ma nel contesto attuale perdere anche solo una piazza diventa un lusso che pochi possono permettersi. Il punto, spiega, è l’effetto pratico della differenza di costo: se il cliente può ottenere un beneficio più alto comprando “europeo”, tenderà a esaurire prima ogni possibilità di investimento su prodotti UE, e solo in seconda battuta guarderà alla Svizzera.

Finora, la carta svizzera è stata la specializzazione con tecnologia, soluzioni con caratteristiche particolari e talvolta uniche, capaci di compensare almeno in parte il costo maggiore, il cambio e gli oneri di produzione. Ma la nuova “barriera” rischia di spostare l’asticella oltre la soglia del recuperabile e anche l’eccellenza, ammette Quadroni, potrebbe bastare solo per un numero più ristretto di clienti. E sul tema più sensibile – l’occupazione – il messaggio è prudente, ma netto. I licenziamenti, spiega, restano l’ultima ipotesi. La risposta, semmai, è aumentare lo sforzo commerciale e di posizionamento: lavorare di più e lavorare meglio, in Italia e su altri mercati globali, perché non esistono scorciatoie.

L’altra fotografia arriva da Nicola Tettamanti, imprenditore alla guida della Tecnopinz di Mezzovico e presidente di Swissmechanic, che riunisce oltre 1’400 aziende della metalmeccanica e dell’elettrica.
Tettamanti individua due linee di rischio. La prima riguarda i costruttori ticinesi di macchinari, tecnologie e software destinati al mercato italiano perché, con incentivi tarati su UE/SEE, quel mercato potrebbe “chiudersi”. La seconda è l’impatto sulla rete di fornitori perché se calano gli ordini dei produttori che esportano, la contrazione può propagarsi a catena lungo tutta la filiera.

I posti di lavoro, almeno in questa fase, non sembrano a rischio

I posti di lavoro, almeno in questa fase, non sembrano a rischio

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“Va utilizzata la leva del dialogo”

Cosa fare, allora? Per Tettamanti la via maestra resta politica e diplomatica. Queste misure, dice, si inseriscono in una serie di frizioni che si sommano e finiscono per trasferire nel commerciale una tensione più ampia. Da qui la necessità di coinvolgere la Confederazione, sedersi a un tavolo e discutere come rimuovere o correggere la norma.
E c’è un elemento che, paradossalmente, potrebbe diventare un appiglio. Nel confronto interno alle associazioni economiche, il termine che circola è “danno collaterale”. L’obiettivo principale della misura, secondo questa lettura, sarebbe proteggere il mercato italiano da pressioni esterne – anche extraeuropee, in particolare asiatiche – ma la Svizzera ci finisce dentro per effetto della definizione geografica degli incentivi. Proprio perché non sarebbe un bersaglio “diretto”, la speranza è che il dialogo consenta una correzione che eviti di penalizzare un partner storico.

Giova infine ricordare che il presidente della Confederazione, Guy Parmelin, ha di recente definito le nuove norme come “preoccupanti”. Anche il Consiglio di Stato ticinese non ci sta e ha scritto a Berna chiedendo alla Confederazione un intervento deciso. Il consigliere di Stato Christian Vitta, responsabile del Dipartimento cantonale delle finanze e dell’economia, ha parlato di “chiara discriminazione” e di legge che “lede i principi degli accordi” bilaterali. Se per la Svizzera c’è in gioco un miliardo di franchi, per il Ticino si parla di 180 milioni.

Cosa prevede la nuova legge di bilancio italiana

La nuova legge di bilancio italiana, varata lo scorso dicembre, introduce con l’articolo 1 comma 427 uno sgravio fiscale che, di fatto, disincentiva le imprese dal fare acquisti al di fuori dell’Unione europea. Si tratta di un vincolo che taglia fuori la Svizzera. Il sistema in questione, che vale sugli investimenti come l’acquisto di macchinari, permette alle aziende di scaricare parte delle spese. Con una spesa fino a 2,5 milioni di euro, è possibile un risparmio del 43,2%. Nello scaglione fino a 10 milioni di spese, si scende al 24%, poi al 12%. Ma nella nuova legge di bilancio, il sistema viene limitato ai beni prodotti in uno degli Stati membri dell’Unione europea o della Spazio economico europeo (SEE). Se le aziende italiane possono ammortizzare fino al 280% l’acquisto di macchinari provenienti dall’UE o dallo SEE, lo sgravio per i prodotti svizzeri si ferma al 100%.

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