In tutta Europa, le strade commerciali cittadine sono sempre più deserte. A dirlo è l’UE, che punta il dito anche contro i giganti internazionali del commercio online: i loro prodotti a bassissimo costo farebbero concorrenza sleale ai negozianti. Dal 1° luglio, Bruxelles applica un dazio di 3 euro a pacchetto sulla merce venduta online di meno di 150 euro. Senza dirlo apertamente, la misura prende di mira soprattutto le piattaforme cinesi Temu, Shein e AliExpress.
E la Svizzera potrebbe seguire. A inizio giugno, il Consiglio federale ha messo in consultazione una revisione di legge per aumentare la sicurezza dei prodotti esteri venduti online. Tra le misure da valutare, anche una tassa per finanziare i controlli, fino a un massimo di 5 franchi ad articolo.

Nel 2024 Temu è stato il sito di acquisti più usato dagli svizzeri
Secondo un sondaggio, nel 2024 Temu è stato il sito di acquisti più usato dagli svizzeri. A pagare l’eventuale tassa sarebbero le piattaforme, ma come reagirebbero i consumatori se Temu e Shein si rifacessero su di loro? Il Telegiornale ha rivolto la domanda ai diretti interessati, tra le strade di Lugano: “Il senso del comprare online è proprio perché c’è un risparmio, quindi sarebbe un controsenso”, risponde una giovane donna, mentre per un’altra la tassa extra sarebbe adeguata per i siti cinesi, una terza dichiara che continuerà a comprare su questi portali. Quasi tutti gli interpellati ammettono di fare acquisti online.

Nella Svizzera italiana si fanno più acquisti sulle piattaforme cinesi
Gli ultimi dati ufficiali confermano questa tendenza: per il commercio online in Svizzera si parla di 14,9 miliardi di franchi all’anno, 2,6 dei quali su piattaforme estere. E gli svizzero-italiani sono i più propensi a fare acquisti su piattaforme cinesi: secondo Comparis, nel 2024 quasi sette persone su dieci hanno usato questi siti. E il motivo principale sono proprio i prezzi bassi.










