Svizzera

Taiwan critica la Svizzera: “Siete più vicini alla Cina”

Intervista al viceministro degli esteri di Taipei, che parla di una “neutralità” esibita come “scusa” per non avere contatti politici con le autorità dell’isola rivendicata da Pechino

  • Oggi, 05:50
  • Un'ora fa
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Taiwan critica la Svizzera

Telegiornale 05.07.2026, 20:00

Di: Telegiornale - Laura Giovara / Spi 

“La Svizzera ci dice sempre di voler mantenere la neutralità. Ma in realtà non siete neutrali, perché potete parlare con la Cina, ma non potete parlare con Taiwan”. Non risparmia critiche alla Confederazione il viceministro degli Esteri François Chih-chung Wu intervistato dalla RSI. Berna riconosce la Repubblica Popolare Cinese e non Taipei, come la maggior parte dei Paesi al mondo, Stati Uniti compresi.

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“Non si tratta di un rimprovero”, sottolinea l’esponente politico taiwanese. “Voglio dire che sono molto contento che esista la neutralità, questa tradizione di neutralità della Svizzera, ma a volte ci troviamo di fronte a incomprensioni. La neutralità, quando è vera neutralità, significa mantenere la stessa distanza da entrambe le parti e non esprimere giudizi. Dunque, la Svizzera avrebbe potuto mantenere la stessa distanza sia dalla Cina,. sia da Taiwan. E poi decidere con chi parlare”.

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“Ma la Svizzera - afferma François Chih-chung Wu - è più vicina alla Cina che a Taiwan. Per noi la Svizzera ha un’immagine molto bella a Taiwan. E noi ci presentiamo spesso come la ‘Svizzera dell’Asia’. Per dirvi che vi adoriamo, ma vorremmo che anche gli svizzeri adorassero Taiwan allo stesso modo. Se la Svizzera potesse davvero adottare una vera neutralità, cioè mantenere la stessa distanza dalla Cina e da Taiwan. Noi non vi chiediamo di essere più pro Taiwan, ma di avere la stessa distanza. Sarebbe meglio”.

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L’auspicio del viceministro degli Esteri di Taiwan è chiaro: “Dovremmo almeno poter avere anche noi dei contatti politici con voi. Perché potete parlare normalmente con la Cina, ma con Taiwan… per noi venire in Svizzera è come andare in altri Paesi europei: non è meglio, ma non è nemmeno peggio. Per venire in Svizzera, invece, per le personalità politiche di alto livello non è sempre così facile. E così anche parlare con il vostro Governo”.

In passato, ricorda in conclusione François Chih-chung Wu, “per pagare e fare pubblicità per sostenere l’entrata di Taiwan all’Organizzazione Mondiale della Sanità, a volte non avevamo molta facilità, nemmeno a Ginevra, che è territorio svizzero. Quindi non sappiamo da dove venga questo tipo di problema nel voler impedire certe pubblicità. Ma per noi, certo, la Svizzera ci dice sempre: ‘Siamo neutrali, quindi non vogliamo affissioni politiche’. Ma questa non è una scusa. Affissioni politiche… tutto è politico in questo mondo così complicato”.

Le reazioni a Berna: “Il tema dell’imparzialità con Taiwan si pone”

Le critiche alla neutralità svizzera espresse dal viceministro taiwanese incontrano una certa comprensione da parte del consigliere nazionale ticinese Piero Marchesi (UDC): “Prendo atto di queste dichiarazioni - ha detto Marchesi alla RSI -. D’altronde come si posiziona la Svizzera in ambito di neutralità è un tema che abbiamo lanciato anche noi, come partito. A settembre voteremo l’iniziativa sulla neutralità. Anche per noi è un tema fondamentale fare in modo che la Svizzera sia il più possibile imparziale”.

Per il consigliere nazionale grigionese Jon Pult (PS): “La neutralità ormai è diventata una parola che vuole dire tutto e il contrario di tutto. Neutralità significa che noi non partecipiamo alle guerre, tranne se siamo attaccati. Da quel punto di vista siamo neutrali e rimaniamo neutrali. Tutto il resto non fa parte della neutralità”. Il Consiglio Nazionale, ricorda Pult, “aveva votato per avere delle relazioni, anche stabili, con il Parlamento di Taiwan. Il Consiglio agli Stati è contrario. Quindi sì, c’è una reticenza nella politica svizzera poiché la paura è di fare arrabbiare troppo Pechino. Su questo dovremmo essere un po’ più coraggiosi e avere relazioni non ufficiali, ma concrete, pratiche a livello economico, culturale e sociale con Taiwan”.

Anche per Marchesi, “è evidente che abbiamo dei forti interessi economici con la Cina. Ma il tema dell’imparzialità con Taiwan si pone”.

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