Come dopo il voto sui minareti, ma con un’enfasi ancora maggiore, la Svizzera si invita al tavolo delle discussioni europee e divide l’aula di Strasburgo: l’estrema destra la loda, portandola ad esempio per le nazioni europee; la sinistra critica, anche molto pesantemente.
Il dibattito sulle relazioni tra la Confederazione e l’UE è stato acceso e ha visto l’espulsione dell’europarlamentare leghista italiano Mario Borghezio.
Poco dopo è stata la volta del capogruppo dei verdi Daniel Cohn-Bendit di farsi censurare, quando – interrotto nel suo discorso dall’ironia dei deputati del Front National, in testa Bruno Golnisch – ha dato loro dei “cretini, perché non capite i valori europei”. Cohn Bendit è stato sprezzante con gli svizzeri: “torneranno da noi in ginocchio, perché il 60 percento del loro commercio è con l’Europa”.
L’animosità del dibattito non stupisce: il rinnovo dell’Europarlamento incombe e la libera circolazione sarà uno dei temi. L’iniziativa del 9 febbraio ha toccato direttamente un principio cardine dell’Unione europea, che persino gli Stati membri più refrattari, come la Gran Bretagna, non hanno osato mettere in discussione.
Nel frattempo tra Svizzera e UE tutto resta congelato, anche quel poco su cui Bruxelles vorrebbe continuare a discutere, come le questioni istituzionali. L’approvazione di un mandato negoziale sulla materia è stata ulteriormente differita; sembra che – su iniziativa francese – i 28 vogliano allegare al documento una dichiarazione per ribadire l’importanza e la non-negoziabilità della libera circolazione. Al di là delle cortesie diplomatiche, il barometro continua a segnare tempesta.
Tomas Miglierina
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RG 12.30, la corrispondenza di Tomas Miglierina
RSI Info 26.02.2014, 14:46






