Svizzera

La misurazione storica dell’ozono nasce cent’anni fa ad Arosa

Nel 1926 il professor Götz installò un apparecchio per studiare gli effetti dell’aria di montagna sulla salute - Da lì la serie di dati poi decisiva al tempo del famoso “buco” sopra l’Antartide

  • Ieri, 15:44
  • Ieri, 16:05
Tre spettrofotometri Brewer per la misurazione dell'ozono, fotografati presso l'Osservatorio fisico-meteorologico di Davos
02:36

RG delle 12.30 del 20.07.26, il servizio di Alan Crameri

RSI Info 20.07.2026, 14:37

  • Keystone
Di: Radiogiornale - Alan Crameri / Spi 

È una serie di dati unica al mondo, quella che arriva dalle Alpi grigionesi dal 1926. Unica e preziosa, perché permette ai ricercatori di osservare l’evoluzione nei decenni dell’ozono nell’atmosfera.

“Una serie che non è soltanto storica, ma anche di qualità e quindi utilizzata da ricercatori di tutto il mondo - spiega al Radiogionale Eliane Maillard Barras, responsabile delle misurazioni dell’ozono presso MeteoSvizzera. “Una particolarità è che da allora viene utilizzato lo stesso strumento: lo spettrofotometro di Dobson. Anche questo dà un valore eccezionale alla serie”.

Uno spettrofotometro Dobson per misurare l'ozono presso l'Osservatorio Fisico-Meteorologico di Davos

Uno spettrofotometro Dobson per misurare l'ozono presso l'Osservatorio Fisico-Meteorologico di Davos

  • Keystone

A installare il primo apparecchio sulla propria residenza fu il professor Götz, che era ad Arosa in un sanatorio perché ammalato di tubercolosi. Il Comune lo aveva incaricato di studiare le caratteristiche dell’aria di montagna per capire meglio i suoi effetti sulla salute.

I dati raccolti nei decenni però furono di particolare importanza per l’ozono misurato negli strati più alti dell’atmosfera, non in basso. Infatti i picchi di ozono al suolo possono essere dannosi per vegetazione e vie respiratorie degli esseri umani, come sappiamo nei periodi di canicola. In alto invece è la sua assenza a preoccupare, perché l’ozono assorbe e quindi blocca buona parte delle radiazioni ultraviolette nocive emesse dal sole.

“Quando si è osservata la diminuzione dell’ozono tra gli anni Sessanta e Novanta, la serie dalle Alpi grigionesi era l’unica che copriva anche il periodo precedente”, ricorda Maillard Barras. “Ha quindi fornito la linea di base necessaria per capire gli effetti dei gas inquinanti CFC e la comparsa del buco dell’ozono sopra l’Antartide”.

L'Osservatorio fisico-meteorologico di Davos

L'Osservatorio fisico-meteorologico di Davos

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Grazie a una delle maggiori pagine di successo della politica climatica internazionale, cioè il protocollo di Montréal del 1987, lo strato di ozono si è stabilizzato e in parte ripreso. Ma il problema rimane, a causa di emissioni illegali, conclude la ricercatrice di Meteosvizzera.

Per questo è importante continuare con le misurazioni. Anche con lo spettrofotometro di Arosa, nel frattempo trasferito a Davos e oramai automatizzato, anche se resta una struttura piuttosto vecchia, due metri per cinquanta centimetri, costruito con componenti molto stabili, e con una tecnica consolidata oramai da un secolo.

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