Un tema divisivo ha tenuto banco al Consiglio degli Stati questo mercoledì, ovvero i centri di rimpatrio che l’Unione europea ha deciso di costruire al di fuori dei confini europei. Per la consigliera Petra Gössi (PLR/SZ), che ha presentato una mozione, anche la Svizzera dovrebbe partecipare.
“Il nostro sistema è al limite, lo sentiamo regolarmente dai Cantoni e dai Comuni. Dobbiamo creare strumenti supplementari affinché le persone soggette all’obbligo di espatrio lascino effettivamente la Svizzera e non rimangano nel Paese per anni”, ha spiegato Gössi. “L’Europa si sta portando avanti e noi non possiamo rimanere a guardare, rischieremmo di diventare una destinazione molto più attrattiva. Perché avremmo regole meno severe”. L’idea è dunque che in questi centri possano essere ospitati i richiedenti l’asilo respinti dalla Confederazione.
Gli interrogativi però sono tanti: dalle condizioni di alloggio, al tempo di permanenza, alle questioni legali. “Il problema di questi centri è che la legge europea prevede che possano essere ospitate anche delle famiglie intere, che di fatto subirebbero una detenzione amministrativa che potrebbe durare degli anni, non c’è un limite temporale”, spiega il consigliere agli Stati Carlo Sommaruga (PS/GE). “È quindi necessario verificare se questo sia effettivamente compatibile con il diritto svizzero. E questo anche se è stato approvato dall’Ue o da qualsiasi Paese vicino a noi”.
Nonostante la contrarietà della sinistra, la Camera dei Cantoni ha approvato la mozione con una buona maggioranza (27 voti a 10 e 6 astenuti) e ne ha appoggiata anche un’altra simile, sempre firmata dal PLR. Quest’ultima chiede che le persone respinte verso l’Italia secondo il regolamento di Dublino vengano ospitate in Albania. Nel centro tanto voluto da Giorgia Meloni, l’unico finora costruito all’estero da un Paese dell’UE.
Le mozioni passano ora all’analisi del Consiglio nazionale.








