Quasi il 20% dei medici in Svizzera ha il passaporto germanico e il ministro tedesco della Sanità Jens Spahn vorrebbe che tornassero in Germania. In Svizzera c’è però già chi scuote la testa, come il consigliere nazionale PLR Philippe Nantermod, membro della Commissione sanità: “Sono sorpreso, quasi scioccato: la libera circolazione è un pilastro fondamentale dell’Unione Europea. Tutti, anche medici e infermieri, hanno il diritto di lavorare dove vogliono.”
Diverso il parere di Heinz Locher, esperto di economia sanitaria che comprende invece le rivendicazioni di Spahn: “Si tratta di un’esortazione morale alla Svizzera a non lasciare che siano i contribuenti di altri paesi a finanziare la formazione di personale di cui si ha urgentemente bisogno. Il ministro tedesco inoltre non mette in dubbio la libera circolazione, ma si appella all’Organizzazione mondiale della sanità, che da tempo raccomanda agli Stati di non reclutare specialisti da altre nazioni”.
Un problema noto da tempo
In Svizzera si è coscienti del tema e oggi, rispetto al passato, si investe molto di più nella formazione di giovani leve: “Quel che si sta facendo – prosegue Locher – non è però sufficiente, in futuro ci vorranno molti più posti di formazione. La domanda continuerà ad aumentare anche perché buona parte dei dipendenti non lavorerà più a tempo pieno. Non bisogna poi dimenticare il personale qualificato che, per ragioni famigliari, ha voltato le spalle alla professione.”
Secondo Locher il sistema sanitario dovrebbe puntare su sistemi più flessibili per poter reintegrare al più presto queste persone nel mondo del lavoro.




