In Svizzera la maggior parte delle moschee sono moderate, ma ce ne sono 6 o 7 – inclusa una a Winterthur – che sono “problematiche” e sono sotto monitoraggio da parte dei servizi di sicurezza. Lo afferma Lorenzo Vidino, esperto di sicurezza e terrorismo di matrice islamica, interrogato dai colleghi del Radiogiornale in margine alla notizia dei due adolescenti di origine balcanica che dalla Svizzera sarebbero partiti verso la Siria per combattere nelle fila dell’IS. Notizia che resta da confermare, come pure l’informazione, fornita dal padre, che la loro radicalizzazione sarebbe avvenuta frequentando luoghi di culto islamici in Svizzera.
Questi ultimi non sono in generale a rischio a causa di chi è alla loro guida, ma a causa della loro frequentazione da parte di persone dall’ideologia estremista, ha precisato Vidino.
Svizzera come altri paesi occidentali
Quello che è successo con i due giovani, se confermato, ricalcherebbe quanto già visto in altri paesi: teenager francesi, tedeschi o austriaci partiti per unirsi all’IS.
Non esiste per ora uno strumento per impedire che cose di questo genere succedano, poiché nei paesi occidentali "il radicalizzarsi non è un crimine di per sé, non esiste il crimine di pensiero", ha osservato l'esperto. L’unico strumento utilizzabile è la prevenzione. Nel caso di minorenni esistono poi procedure particolari per impedire loro di lasciare il territorio nazionale. “È chiaro che però ci vuole un lavoro di intelligence notevolissimo” ha concluso Vidino.
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