Il Parlamento vuole poterci essere sempre, anche nelle peggiori crisi. E così - traendo alcuni insegnamenti dalla Pandemia - ha deciso di migliorare la sua organizzazione e la sua prontezza. Un progetto che mette d'accordo tutti, da destra a sinistra, e che il Nazionale ha accolto lunedì. E anche agli Stati non dovrebbero esserci sorprese.
Nel 2020 la sessione primaverile alle Camere federali era stata interrotta dopo due settimane, inaugurando un periodo difficile per il Parlamento: dossier sospesi, procedure rallentate, riunioni complicate e in generale meno potere, lasciato - in pratica - tutto al Consiglio federale. Per questo adesso i politici vogliono rimediare per poterci essere sempre, anche nelle peggiori crisi.
"La Commissione si è espressa all'unanimità su questa modifica legislativa, cosa che capita estremamente poco", ha detto Marco Romano (PPD), presidente della Commissione istituzioni politiche del Consiglio nazionale. "Quindi non direi che c'è una critica verso il Consiglio federale; c'è una volontà di affermare il ruolo del Parlamento che deve potersi riunire sempre, che deve potersi esprimere su tutti gli oggetti del Consiglio federale... quando il Consiglio federale tergiversa, poter spingere direttamente il Governo o intervenire in prima persona se il Governo non si muove".
E allora via libera a tutta una serie di migliorie organizzative, come per esempio la possibilità di sedute parlamentari (o commissionali) parzialmente virtuali, oppure procedure più rapide e via dicendo. Al momento però resta escluso lo scenario di un Parlamento totalmente virtuale.
"Quando si fa politica - aggiunge Greta Gysin (Verdi) - è importante esserci fisicamente anche per potersi scambiare le opinioni, per poter fare dei colloqui al di fuori di quella che è la seduta in sé, quindi diamo sì la possibilità di partecipare online ma rimane importantissimo potersi ritrovare in presenza e poter continuare su questa strada", conclude la vicepresidente della Commissione istituzioni politiche.





