Svizzera

Parole prese in prestito e frasi in due lingue, le realtà dell’italiano in Svizzera

Un nuovo libro mostra come è cambiato negli anni l’uso della lingua italiana nella Confederazione

  • 39 minuti fa
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Lingue che si intrecciano
04:21

L'italiano ...svizzero, la lingua che parla

SEIDISERA 28.11.2025, 18:36

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Di: SEIDISERA-Valentina Moccetti/FCi 

Schlafsack invece di sacco a pelo… oppure una frase cominciata in italiano e finita in svizzero tedesco. È la realtà dell’italiano parlato in Svizzera e della sua evoluzione, che ora viene messa a fuoco da una nuova pubblicazione che vuole essere un punto di riferimento per rispondere alle domande sulla lingua italiana nella Confederazione. Il volume “Italiano in Svizzera. Spazi e realtà”, pubblicato dall’Istituto di lingua e letteratura italiana dell’Università di Berna, sta suscitando l’interesse non solo fra un pubblico italofono, tant’è che nel 2026 uscirà anche la traduzione in tedesco.

“L’italiano in Ticino ha sicuramente delle caratteristiche proprie che lo differenziano anche dall’italiano parlato in Italia. La stessa cosa vale naturalmente anche per l’italiano nei Grigioni. Proprio a queste due realtà sono dedicate anche due capitoli del volume”, spiega a SEIDISERA Aline Kunz, co-autrice e collaboratrice scientifica dell’Università di Berna.

Gli esempi sono tanti, come la parola “nota”, usata nella Svizzera italiana anche come sinonimo di voto scolastico. Ci sono poi tutte quelle parole prese in prestito dalle altre lingue nazionali, come, appunto, Schlafsack. Lingue nazionali, quindi, che a volte si contaminano tra loro.

Un grande impatto sul plurilinguismo l’hanno avuto la mobilità interna e le migrazioni, che hanno contribuito alla crescita dell’italofonia anche al di fuori di Ticino e Grigioni italiano. “Stephan Schmid parla del fenomeno del ‘code switching’, ovvero l’alternare due lingue, ad esempio l’italiano e lo svizzero tedesco, all’interno di una stessa conversazione. Questa è una forma caratteristica dell’italiano della Svizzera tedesca”, spiega Silvia Natale, co-autrice e professoressa di linguistica all’Università di Berna. Un cambiamento di codice che è tipico dei figli di chi in Svizzera è arrivato negli anni ‘50 e ‘60.

Sotto la lente delle esperte di linguistica, ci sono anche movimenti di popolazione più recenti. “La nuova migrazione italiana inizia a partire dal 2007-2008. Con la differenza, rispetto agli anni ‘60, che comprende una buona parte anche di migrazione qualificata”, indica Natale.

I contatti con l’Italia di chi è emigrato durante questo secondo periodo sono cambiati. Ora è possibile telefonarsi e scriversi spendendo poco rispetto a un tempo. E poi ci sono i social e altri strumenti come le videochiamate. “Sarà da vedere come si comporteranno le nuove seconde generazioni, che in teoria possono rimanere in contatto come i genitori con lo spazio linguistico italiano”, osserva Natale. “Forse svilupperanno un mantenimento dell’italiano diverso rispetto alle seconde generazioni che poi sono state studiate negli anni ‘80. Ma sono ipotesi e andranno verificate”.

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