I datori di lavoro non saranno tenuti a favorire la formazione continua. Con 99 voti contro 90 e sei astenuti, il Consiglio nazionale non ha voluto inserire questa disposizione nella nuova legge in discussione martedì. Tra le due Camere sussistono ancora alcune divergenze, il dossier torna pertanto al Consiglio degli Stati.
“La formazione continua è già ampiamente seguita, non c'è quindi alcuna necessità di introdurre una regolazione statale”, ha sostenuto Peter Schilliger (PLR/LU). I partiti borghesi non hanno quindi voluto aderire alla posizione della Camera dei cantoni che, come lo schieramento rosso-verde, riteneva importanti le disposizioni che incoraggiano i datori di lavoro pubblici e privati a favorire la formazione continua dei propri lavoratori.
“È in gioco il partenariato sociale”, ha sostenuto, invano, il neocastellano Jacques-André Maire (PS) convinto del fatto che “un impiegato ben formato beneficia anche il datore di lavoro”.
Con 106 voti contro 85 e 4 astenuti, il Nazionale ha pure respinto - allineandosi così agli Stati - l'idea di obbligare la Confederazione ad istituire un sistema d'informazione e orientamento destinato a coloro che intendono lanciarsi nella formazione continua. Un sistema dal genere sarebbe troppo oneroso, ha affermato Christian Wasserfallen (PLR/BE).





