È trascorso esattamente un anno dal voto che ha diffuso un clima di netta incertezza sul futuro delle relazioni fra la Svizzera e l'Unione europea. Fu un "sì" di strettissima misura (si impose con meno di 20'000 voti di scarto), ma comunque vincolante per gli orientamenti del Consiglio federale in materia di immigrazione di massa.
La preoccupazione sui volti dei consiglieri federali, dopo l'esito del voto
Le polemiche sui disagi legati alla libera circolazione prevalsero così sulle aspettative di continuità degli accordi bilaterali, che l'applicazione del testo mette inevitabilmente a rischio. L'UE è stata chiara:
l'introduzione di contingenti è incompatibile con l'accordo sulla libera circolazione, ne determinerebbe la decadenza, come pure quella, in blocco, di tutte le altre intese in vigore fra Berna e Bruxelles.
Simul stabunt, simul cadent.
Quasi la metà degli svizzeri aveva votato contro il testo dell'UDC. A ricordarlo, questa spilla, polemica, realizzata dai contrari all'iniziativa
L'esito del voto mostrò in ogni caso una Svizzera divisa praticamente in due, con il "no" dei
cantoni romandi e dei grandi agglomerati, Zurigo, Ginevra e Basilea, sullo sfondo dei timori per le ripercussioni economiche prodotte da una cesura nei rapporti con Bruxelles.
Il Ticino rimane sempre particolarmente esposto all'impatto del frontalierato
D'altra parte, però, la volontà della maggioranza è ineludibile e non ha fatto altro che evidenziare preoccupazioni e rivendicazioni, diffuse in larga parte del paese, con riferimento al frontalierato crescente, alle regioni periferiche sotto pressione, ai rischi di derive come la diffusione del dumping salariale. In questo senso, proprio
il netto "sì" del Ticino all'iniziativa (con oltre il 68% dei voti) è stato l'indicatore più significativo a livello nazionale.
Si profila un confronto con l'UE molto problematico, con l'applicazione dell'iniziativa UDC
E ora? Trascorso un anno dalla votazione popolare, il Governo si appresta a presentare una proposta che includerà contingenti e tetti massimi, nei termini, quindi, di un'applicazione lineare del nuovo articolo costituzionale. Sembra così definitivamente tramontata
l'ipotesi di un'interpretazione più flessibile, attraverso clausole di salvaguardia, su cui si erano invece concentrate negli ultimi mesi non poche speculazioni. Il testo rifletterà quindi con coerenza la volontà della maggioranza popolare. Ma il successivo confronto con l'UE si preannuncia decisamente problematico.
Alex Ricordi
Dalla radio
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RG 07.00 del 09.02.15 Il servizio di Alberto Tettamanti
RSI Info 09.02.2015, 07:58
RG 8.00 del 9/2/2015 La rassegna stampa di Elisa Raggi
RSI Info 09.02.2015, 09:45
RG 12.30 del 09.02.2015 La diretta di Tomas Miglierina
RSI Info 09.02.2015, 14:23
RG 12.30 del 09.02.2015 La diretta di Johnny Canonica
RSI Info 09.02.2015, 14:43
Per saperne di più: vai alla puntata di "60 minuti" del 9 febbraio 2015 dedicata al tema.






