Il caso di Roveredo rimette sul tavolo una questione irrisolta: i Cantoni possono consultare sistematicamente il casellario giudiziale di uno straniero prima di concedergli un permesso B?
A fine febbraio, stranieri residenti in Mesolcina sono stati arrestati nell’ambito di un’inchiesta internazionale su traffico di droga e riciclaggio. I quattro avevano ottenuto il permesso di dimora dai Grigioni dopo che il Ticino l’aveva loro negato. Bellinzona aveva poi informato Coira di un “possibile intreccio criminale” che coinvolgeva i quattro.
Il pomo della discordia
Il Canton Ticino vorrebbe poter verificare i precedenti penali a ogni richiesta di permesso di dimora, senza doverne motivare la ragione. Il Consiglio federale frena: l’accordo sulla libera circolazione con l’Unione Europea consente la consultazione del casellario giudiziale solo in presenza di sospetti fondati, non in modo automatico.
Il braccio di ferro non è nuovo. Nel 2015 il governo ticinese aveva chiesto al Parlamento federale di creare le basi legali per una verifica sistematica, tramite due iniziative cantonali che restano tuttora in sospeso.
Nel frattempo si aprono altri fronti. È atteso a breve un rapporto del Consiglio federale sull’opportunità di un accordo bilaterale con l’Italia per lo scambio di dati sui precedenti penali, in funzione anti-mafia. E il Parlamento potrebbe forzare la mano: una mozione dell’UDC depositata lo scorso anno chiede di rendere obbligatoria a livello federale la verifica sistematica dei precedenti per gli stranieri in arrivo.

Inchiesta di mafia, il canton Grigioni fa il punto
Telegiornale 01.04.2026, 12:30

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