Il salario minimo che il Gran Consiglio ticinese è chiamato a votare nella sessione che comincia oggi, lunedì, è frutto di un accordo negoziato per mesi fra le forze politiche, ma rischia di venire parzialmente vanificato da quanto è in discussione al Parlamento federale.
La Commissione della gestione aveva ufficializzato il 31 marzo l’intesa per un salario minimo compreso in una forchetta fra 20,50 e 21 franchi a partire dal 1° gennaio 2027 e poi a salire fino a 21,75-22,25 franchi dal 1° gennaio del 2029. Aspetto rilevante: il primato rispetto alle condizioni fissate dai contratti collettivi esistenti.
A Berna, però, la direzione è quella opposta: il Consiglio degli Stati ha accolto la mozione dell’obvaldese Erich Ettlin (Centro), che accorda la priorità ai CCL. Il Nazionale deve ancora votarla, ma probabilmente darà il suo assenso e incaricherà così il Governo di legiferare in tal senso.

Fabrizio Sirica
Cosa accadrebbe allora? Secondo Fabrizio Sirica, presidente della Commissione della gestione, sindacalista e copresidente del PS, il risultato raggiunto in Ticino resterebbe significativo, perché toccherebbe comunque “23’000 lavoratori di cui 8’000 residenti”. La mozione Ettlin rimetterebbe in discussione invece il caso di “qualche migliaio di lavoratori, una percentuale importante ma minoritaria”. Non verrebbe invece “rimesso in discussione tutto l’impianto, un ottimo compromesso per entrambe le parti”.
La contemporaneità delle decisioni a livello cantonale e federale crea qualche problema giuridico. Il Ticino potrebbe però avvalersi di una deroga, come peraltro già succede per i Cantoni di Ginevra e Neuchâtel. Il salario minimo potrebbe avere sì il primato sul CCL ma soltanto con la quota più bassa, quella iniziale del 1° gennaio 2027. Ma - anche in questo caso - una parte dei lavoratori resterebbe fuori.
“La mozione Ettlin”, ha spiegato Sirica ai microfoni di SEIDISERA della RSI, “potrebbe riguardare soprattutto tre contratti collettivi di forza obbligatoria a livello nazionale, quelli di ristorazioni, parrucchiere e parrucchieri, e agenzie interinali, che comunque hanno già attualmente un salario minimo pari a quello cantonale”. E ha aggiunto che “il compromesso permette di togliere il primato a tutti quei contratti collettivi non di forza obbligatoria, quei contratti aziendali come il triste caso Tisin”.
Perché i principi della mozione Ettlin non entrino in vigore a livello federale, inoltre, la sinistra sta già affilando le armi in vista di un possibile referendum.









