Svizzera

"Se il CdS vuole gli asilanti, lo dica"

Valle Bedretto: Marco Romano denuncia la mancanza di una strategia del Governo ticinese

  • 25.03.2013, 17:15
  • Ieri, 11:40
Il deputato al Nazionale del PPD Marco Romano ha chiesto un potenziamento del corpo da destinare ai confini meridionali della Svizzera

Il deputato al Nazionale del PPD Marco Romano ha chiesto un potenziamento del corpo da destinare ai confini meridionali della Svizzera

  • tipress/archivio

“Il Governo ticinese vuole un nuovo centro per richiedenti l’asilo? Bene, lo dica chiaramente ai ticinesi”. C’è un Marco Romano al fulmicotone all’altro capo del telefono; il consigliere nazionale siede a Berna nella Commissione delle istituzioni politiche, che si occupa di diritto d’asilo, e non ha preso affatto bene la notizia dell’apertura a maggio di un centro d’accoglienza per rifugiati in un accantonamento militare ad All’Acqua, in Valle Bedretto.

Romano rimprovera al Consiglio di Stato di non avere una strategia chiara sul tema: “Gobbi e Beltraminelli, a Berna, non hanno mai ammesso esplicitamente di non volere strutture simili”. Il dubbio è che il Cantone in realtà desideri un nuovo centro per richiedenti l’asilo finanziato interamente dalla Confederazione, poiché ciò permetterebbe di poter accogliere – in altri spazi – meno rifugiati da alloggiare e mantenere a spese del Cantone.

Aprire nuovi centri, ma in luoghi idonei

La Confederazione può convertire un accantonamento militare in un centro per richiedenti l’asilo senza chiedere il permesso ai Cantoni e ai comuni. Questa è una delle misure urgenti approvate dal Parlamento nel 2012. Una misura che Romano ha sostenuto. Gli chiediamo dunque se la sua non sia una posizione contraddittoria; come dire: aprite pure dei nuovi centri, ma non in Ticino.

“Io dico che All’Acqua non è un luogo idoneo: è troppo piccolo, discosto e soprattutto non utilizzabile tutto l’anno. Una soluzione monca! La nuova strategia prevede l’installazione di cinque centri satellite a 100-150 km da quello principale, che in Ticino si trova a Chiasso. Si potrebbero prendere in considerazione delle località in Vallese, a Uri o nei Grigioni. Un esempio di struttura adeguata (e già convertita) è l’ospedale militare di Nottwill, nel canton Lucerna”.

All’Acqua, tutto è perduto?

Di recente, come riferito dalla trasmissione svizzerotedesca 10vor10, dalla lista dei possibili luoghi d’accoglienza per i rifugiati è stato stralciato l’accantonamento di Gantrisch (a 1'500 metri di altitudine), nell’Oberland bernese, poiché troppo costoso e utilizzabile solo nella stagione calda. Un caso non troppo diverso da All’Acqua; un caso che dunque sembra lasciare qualche speranza al sindaco di Bedretto, Diego Orelli, che stamattina, durante un incontro con il delegato dell’UFM Urs von Däniken, lo ha detto chiaramente: “I rifugiati qui non li vogliamo”.

Gli oppositori possono ancora sperare? Per Romano la via è una sola: “Il Cantone ora deve trattare. Dobbiamo avere sul nostro territorio un altro centro gestito dalla Confederazione? Va bene, ma il Consiglio di Stato mi deve dire cosa riceveremo in cambio e proporre una soluzione utilizzabile tutto l’anno”. E ancora: “Io ho già parlato con il direttore dell’UFM, Mario Gattiker, spiegandogli le mie perplessità, ma non posso fare molto altro, se non ci coordiniamo”.

La deputazione ticinese alle Camere e il Governo cantonale devono insomma fare fronte comune e trattare con l’UFM, “analizzando il territorio per capire dove si potrebbe effettivamente aprire un centro per richiedenti l’asilo con i giusti requisiti. Un luogo al vaglio c’è già e non se n’è ancora parlato – conclude Romano – ma non posso dire altro”.

Angelo Dandrea

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