“Il Governo ticinese vuole un nuovo centro per richiedenti l’asilo? Bene, lo dica chiaramente ai ticinesi”. C’è un Marco Romano al fulmicotone all’altro capo del telefono; il consigliere nazionale siede a Berna nella Commissione delle istituzioni politiche, che si occupa di diritto d’asilo, e non ha preso affatto bene la notizia dell’apertura a maggio di un centro d’accoglienza per rifugiati in un accantonamento militare ad All’Acqua, in Valle Bedretto.
Romano rimprovera al Consiglio di Stato di non avere una strategia chiara sul tema: “Gobbi e Beltraminelli, a Berna, non hanno mai ammesso esplicitamente di non volere strutture simili”. Il dubbio è che il Cantone in realtà desideri un nuovo centro per richiedenti l’asilo finanziato interamente dalla Confederazione, poiché ciò permetterebbe di poter accogliere – in altri spazi – meno rifugiati da alloggiare e mantenere a spese del Cantone.
Aprire nuovi centri, ma in luoghi idonei
La Confederazione può convertire un accantonamento militare in un centro per richiedenti l’asilo senza chiedere il permesso ai Cantoni e ai comuni. Questa è una delle misure urgenti approvate dal Parlamento nel 2012. Una misura che Romano ha sostenuto. Gli chiediamo dunque se la sua non sia una posizione contraddittoria; come dire: aprite pure dei nuovi centri, ma non in Ticino.
“Io dico che All’Acqua non è un luogo idoneo: è troppo piccolo, discosto e soprattutto non utilizzabile tutto l’anno. Una soluzione monca! La nuova strategia prevede l’installazione di cinque centri satellite a 100-150 km da quello principale, che in Ticino si trova a Chiasso. Si potrebbero prendere in considerazione delle località in Vallese, a Uri o nei Grigioni. Un esempio di struttura adeguata (e già convertita) è l’ospedale militare di Nottwill, nel canton Lucerna”.
All’Acqua, tutto è perduto?
Di recente, come riferito dalla trasmissione svizzerotedesca 10vor10, dalla lista dei possibili luoghi d’accoglienza per i rifugiati è stato stralciato l’accantonamento di Gantrisch (a 1'500 metri di altitudine), nell’Oberland bernese, poiché troppo costoso e utilizzabile solo nella stagione calda. Un caso non troppo diverso da All’Acqua; un caso che dunque sembra lasciare qualche speranza al sindaco di Bedretto, Diego Orelli, che stamattina, durante un incontro con il delegato dell’UFM Urs von Däniken, lo ha detto chiaramente: “I rifugiati qui non li vogliamo”.
Gli oppositori possono ancora sperare? Per Romano la via è una sola: “Il Cantone ora deve trattare. Dobbiamo avere sul nostro territorio un altro centro gestito dalla Confederazione? Va bene, ma il Consiglio di Stato mi deve dire cosa riceveremo in cambio e proporre una soluzione utilizzabile tutto l’anno”. E ancora: “Io ho già parlato con il direttore dell’UFM, Mario Gattiker, spiegandogli le mie perplessità, ma non posso fare molto altro, se non ci coordiniamo”.
La deputazione ticinese alle Camere e il Governo cantonale devono insomma fare fronte comune e trattare con l’UFM, “analizzando il territorio per capire dove si potrebbe effettivamente aprire un centro per richiedenti l’asilo con i giusti requisiti. Un luogo al vaglio c’è già e non se n’è ancora parlato – conclude Romano – ma non posso dire altro”.
Angelo Dandrea







