Sullo schermo appare un numero svizzero e alla risposta parte una voce registrata con istruzioni... per farsi truffare. Quello della polizia svizzera che chiama in inglese è solo uno dei molti esempi di abusi che passano dai nostri telefonini. Ci sono poi le famose truffe del falso nipote, del falso poliziotto, senza contare le chiamate pubblicitarie. Un mondo di raggiri che la politica vuole ora frenare.
Con due mozioni accolte giovedì in via definitiva dal Consiglio degli Stati, il Parlamento chiede di contrastare due fenomeni: lo “spoofing” (i numeri telefonici camuffati) e i numeri acquistati in blocco in Svizzera e all’estero, con scarsa o nulla identificazione degli utenti finali.
Le Camere dicono “ora basta” e chiedono che gli operatori telefonici vengano obbligati per legge a intervenire. “La popolazione deve essere protetta dalle attività criminali - afferma il consigliere federale e capo del DATEC, Albert Rösti -. Stiamo valutando tutte le possibilità e nell’ambito della revisione della legge sulle telecomunicazioni, che abbiamo in cantiere, presenteremo delle proposte che contribuiranno a contenere il fenomeno della criminalità digitale senza che ne risenta la libertà di comunicazione”.
Tecnicamente si tratterebbe di bloccare sia le chiamate clonate sia i numeri di telefono il cui utente non è stato identificato correttamente. Ancora nulla si sa però sulla tempistica di questi interventi.










