Il presidente iraniano Hassan Rohani è arrivato in Svizzera. Aldilà degli aspetti politici, sarebbe certo un suo auspicio favorire i rapporti commerciali sui quali erano state poste molte speranze dopo la fine delle sanzioni statunitensi. Ma ora il vento è cambiato, da Washington i toni sono diversi, e le aziende elvetiche disinvestono in Iran
Philippe Welti
Una situazione difficile, come ha spiegato ai colleghi del Radiogiornale il presidente della Camera di commercio Svizzera-Iran Philippe Welti, ex ambasciatore a Teheran.
L'abbandono degli americani dall'accordo nucleare sta avendo un grande impatto. La Svizzera, per il suo profilo commerciale - con l'esportazione di prodotti di alta tecnologia - è una delle nazioni che ha potuto approfittare maggiormente dell'apertura nel 2016. Affari che ora rischiano di concludersi, e questo fa male economicamente. Il termine fissato dagli Stati Uniti è il 4 novembre. Le aziende devono scegliere se rinunciare al mercato americano o a quello iraniano... ed è chiaro che nessuno può permettersi di non essere presente negli Stati Uniti. Quindi già stanno abbandonando l'Iran o hanno sospeso le esportazioni.
Sì, ma il Governo svizzero gli spiegherà che non può influenzare le decisioni delle aziende private. Gli iraniani accetteranno questa risposta, anche se non la capiscono del tutto, perché in Iran l'80% dell'economia è controllata dallo Stato. Quindi questa visita - simbolicamente importante e positiva per vari aspetti - non cambierà nulla per le esportazioni svizzere.
Nemmeno per sogno! Questo mandato diplomatico non può essere usato per altri interessi. E poi gli americani vogliono isolare l'Iran, e si aspettano che tutto il mondo si schieri con loro. Quindi no, non ci sono vantaggi per la Svizzera.
La priorità assoluta nella strategia del Governo iraniano è la modernizzazione del suo settore industriale, per poter poi esportare prodotti aldilà di petrolio e gas. Il settore automobilistico ad esempio in Iran è molto grande, ma non all'altezza per poter esportare. Per questo ha bisogno di prodotti d'eccellenza ad esempio nella costruzione di macchinari, che arrivano dalla Germania o dalla Svizzera. Sono più cari di quelli cinesi, ma gli iraniani possono e vogliono permetterseli. E ci sono molte piccole e medie aziende in Svizzera attive nella filiera delle componenti per automobili. Ora questi commerci vengono resi impossibili... con danni per l'economia iraniana, che non può modernizzarsi, e per quella svizzera, che perde clienti interessanti.
Rohani - immaginiamo - chiederà al Governo di tentare di bloccare questo deflusso...
Ma la Svizzera - che da anni rappresenta gli interessi diplomatici degli Stati Uniti in Iran - non può chiedere a Washington un po' più di tolleranza, per le sue aziende?
In quali settori le aziende svizzere avrebbero voluto, potuto fare buoni affari con l'Iran?
Alan Crameri
Rapporti tra Svizzera e Iran
Telegiornale 02.07.2018, 22:00





