La Svizzera è uno dei principali snodi del commercio globale delle materie prime. Significa che la piazza locale potrebbe svolgere un ruolo chiave nel ridurre gli effetti dannosi su ambiente e società.
Alcuni esperti concludono, nel documento pubblicato mercoledì dall’Accademia svizzera di scienze naturali (SCNAT), che le società di trading sono da tempo più che semplici intermediari. Finanziano progetti di estrazione, si assicurano i raccolti, gestiscono in parte porti, magazzini o miniere e commerciano prodotti finanziari legati alle materie prime.
In questo modo, il loro controllo su intere catene del valore è aumentato. Secondo la SCNAT, le conseguenze si manifestano in deforestazione, consumo d’acqua e calo della biodiversità.
Attraverso i trader svizzeri passa il 60% del commercio di rame, alluminio e minerale di ferro, il 53% del commercio del caffè e il 39% di quello di petrolio greggio.
I ricercatori vedono quindi la Svizzera in una posizione cruciale per contribuire a plasmare lo sviluppo del commercio delle materie prime.

Il "WEF" delle materie prime chiede coerenza
SEIDISERA 22.04.2026, 18:00
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