Secondo alcuni operatori del settore la tragedia di Crans-Montana - che ha causato 41 morti e 115 feriti - ha segnato la stagione del turismo invernale svizzero. Almeno nel breve periodo l’episodio pare abbia avuto un impatto sull’immagine e sul clima delle località sciistiche, in particolare per quanto riguarda l’après-ski e la vita notturna. La forte copertura mediatica e l’emozione suscitata dalla vicenda potrebbero aver intaccato, almeno in parte, l’immagine della Svizzera come luogo sicuro.

Crans Montana: respinta la richiesta di ricusazione
Telegiornale 09.04.2026, 20:00
Verbier e Zermatt leggono diversamente il calo
Non tutte le località vallesane leggono il calo nazionale allo stesso modo. Come accennato, secondo Verbier Tourisme il dramma di Crans-Montana ha certamente avuto un effetto sull’immagine delle stazioni svizzere. Resta comunque difficile dire - secondo l’ente - in quale misura e per quanto tempo si vedrà questo effetto.
Più prudente invece Zermatt Tourisme: secondo la località alto-vallesana, la tragedia non avrebbe inciso in modo duraturo sulla domanda. Pur in un clima di forte costernazione, non si sarebbero osservati effetti significativi né sulle prenotazioni né sul comportamento dei clienti.
Presenze in calo in quasi tutta la Svizzera ma non in Vallese
Secondo i dati diffusi mercoledì da Funivie Svizzere, fino a fine marzo il numero di ingressi sulle piste è diminuito del 4% rispetto all’inverno precedente. Paradossalmente però, solo il Vallese è riuscito a raggiungere, seppur di misura, il livello della stagione scorsa. In tutte le altre regioni si registra invece un calo: -10% nella Svizzera orientale, -6% nell’Oberland bernese, -2% nelle Alpi vodese e friburghesi.
A pesare soprattutto è stato il mese di marzo, con un calo dell’11% rispetto a marzo 2025, che il settore definisce però “eccezionalmente forte”. Tra le cause principali vengono citate le condizioni meteorologiche e il calendario delle vacanze scolastiche, concentrate quest’anno più del solito a febbraio.
Nei Grigioni in particolare pesa il calendario delle vacanze
Il Canton Grigioni, più di altri, sembra abbia invece pagato la concentrazione delle vacanze sportive a febbraio. Lo conferma anche la regione di Scuol, dove il direttore turistico indica proprio nel calendario dei principali mercati (Svizzera e Germania) la causa principale della flessione. Da Zernez a Martina, fino a fine marzo, il calo è del 2,9%.
Fa eccezione Samnaun, in crescita del 2,4%, anche grazie a una stagione che prosegue fino al 3 maggio. Bilancio prudente anche a Laax, dove il gruppo Weisse Arena parla di una stagione “solida e soddisfacente”, pur con una lieve flessione rispetto all’anno scorso.
Nel Canton Vaud Villars è in controtendenza, Friburgo tiene
Nelle Alpi vodesi, Villars-Gryon-Diablerets va in controtendenza. Nonostante la poca neve a Natale e le vacanze di febbraio concentrate, la stazione ha beneficiato di un buon marzo e di un aprile positivo grazie soprattutto alla clientela stagionale del “Magic Pass”, che rappresenta il 60% dei visitatori. Con oltre 720’000 sciatori dal 29 novembre, il comprensorio si avvia verso la miglior stagione di sempre e chiuderà domenica con un aumento del 3% rispetto all’inverno scorso, che era già stato da record.
In Friburgo, infine, i gestori parlano di dati “rassicuranti”: quasi 275’000 primi passaggi, in linea con la media degli ultimi cinque inverni.
E in Ticino? Stagione “da dimenticare”
In Ticino, intanto, il bilancio degli impianti è decisamente più amaro. Come riferisce il Corriere del Ticino, la stagione è stata segnata da un Natale senza neve, decisivo per molte stazioni. Le nevicate arrivate solo a ridosso di carnevale hanno permesso di limitare i danni.
Da Airolo al Nara, passando per Carì e Campo Blenio, i gestori parlano di un inverno complicato, salvato solo in parte dalla seconda metà di stagione. Più duro il giudizio di Bosco Gurin, dove la proprietà denuncia l’assenza di una strategia chiara per il settore: continuare a finanziare i comprensori senza una visione di lungo periodo, viene sottolineato, “non è più sostenibile”.








