VOTAZIONI FEDERALI

Un limite per la popolazione in Svizzera

Gli obiettivi dell’iniziativa per la sostenibilità e il confronto di posizioni che ha suscitato in vista del 14 giugno

  • 4 maggio, 08:00
  • 41 minuti fa
Immagine d'archivio

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Di: ARi 

Contenere ad una soglia non superabile la popolazione della Svizzera: è quanto chiede l’iniziativa per la sostenibilità, ossia l’oggetto certamente più dibattuto delle votazioni federali in programma per il 14 giugno. Il testo, lanciato dai democentristi e depositato un paio di anni fa, ha ottenuto più di 114’000 firme valide a sostegno.

Il contenuto dell’iniziativa

La proposta si articola in più punti. Per la popolazione residente permanente (composta cioè dai connazionali con domicilio principale nel Paese e dagli stranieri con un titolo di soggiorno di almeno 12 mesi o che risiedono in Svizzera da almeno lo stesso periodo) viene stabilito un limite preciso: una soglia di 10 milioni di persone, che non potrà essere superata fino al 2050. A partire da quell’anno la crescita potrà quindi procedere solo in base all’incremento demografico naturale. A Confederazione e Cantoni viene quindi imposta l’adozione di misure per uno sviluppo sostenibile della popolazione, a beneficio della tutela dell’ambiente, dell’efficienza delle infrastrutture, della sanità e delle assicurazioni sociali.

Il video esplicativo

Ma il testo prevede anche una serie di provvedimenti nell’eventualità di un superamento, prima del 2050, della soglia di 9,5 milioni di abitanti. Se tale scenario si verificasse, Governo e Parlamento sarebbero vincolati a prendere misure segnatamente in materia d’asilo e di ricongiungimento famigliare. Inoltre a coloro ammessi in via provvisoria non verrebbero concesse autorizzazioni di dimora o di domicilio, né tantomeno la cittadinanza elvetica o altri diritti per rimanere nel Paese. L’Esecutivo sarebbe poi chiamato a rinegoziare gli accordi internazionali che favoriscono l’aumento demografico o ad adoperarsi per ottenere clausole d’eccezione o di salvaguardia. Quelle già stabilite, verrebbero invocate.

Misure più incisive, tuttavia, interverrebbero se la soglia dei 10 milioni venisse oltrepassata. In tal caso Governo e Parlamento dovrebbero assumere tutti i provvedimenti a loro disposizione affinché il limite venga rispettato. Verrebbe quindi denunciato, sempre che la Confederazione lo sottoscriva, il Patto globale sulla migrazione delle Nazioni Unite. Inoltre, se due anni dopo il primo superamento la soglia dei 10 milioni risultasse ancora non rispettata, o non fosse possibile negoziare o invocare clausole d’eccezione o di salvaguardia, a essere denunciato sarebbe l’Accordo di libera circolazione con l’Unione europea.

Gli argomenti degli iniziativisti

I promotori della proposta la motivano, definendo l’immigrazione eccessiva e ravvisandovi le cause di tutta una serie di problematiche: dalle tensioni sul mercato immobiliare (mancanza di alloggi, rincaro delle pigioni), fino alle congestioni del traffico, al degrado della natura e a difficoltà per le scuole che, sostengono, vanno ricondotte all’ingresso di allievi di lingua straniera.

Molte fra le persone immigrate, affermano inoltre gli iniziativisti, provengono da culture islamiche e in larga misura dipendono fin dal primo momento dal sostegno della socialità. Sostengono quindi che di questo passo, con un’immigrazione fuori controllo, la Svizzera perderebbe la propria identità.

Si tratta quindi di obbligare la politica ad assicurare un’immigrazione ragionevole, stabilendo che fino al 2050 non potrà essere superato il limite di 10 milioni di persone. Rimarrebbe ancora possibile un afflusso annuo nell’ordine di 40’000 persone e lavoratori qualificati. L’obiettivo è di continuare a offrire alla popolazione una buona qualità di vita.

Gli argomenti del “no”

Consiglio federale e Camere si oppongono nettamente al testo, sottolineando numerosi rischi legati alla sua eventuale adozione. Nelle considerazioni rivolte agli aventi diritto, in vista della votazione, le dinamiche dell’immigrazione di massa vengono contestualizzate come segue:

  • poco più di 9,1 milioni di persone vivevano nel Paese alla fine dello scorso anno. La soglia di 9,5 milioni, in base alle stime federali, sarà probabilmente oltrepassata nel 2031.

  • Dall’entrata in vigore della libera circolazione delle persone con l’UE (2002), la popolazione è aumentata nella misura di quasi 1,7 milioni di abitanti.

  • La libera circolazione, tramite la quale aziende e strutture pubbliche possono attingere forza lavoro dall’area UE/AELS, ha contribuito alla crescita del PIL per abitante, che dal 2002 è infatti progredito nella misura del 24%.

  • Già attualmente il numero di coloro che vanno in pensione è maggiore rispetto alle nuove leve. Anche in avvenire, quindi, aziende e strutture come i nosocomi dipenderanno da lavoratori esteri per la copertura di impieghi vacanti.

  • I lavoratori stranieri contribuiscono a finanziare le assicurazioni sociali in misura più elevata, per rapporto alle prestazioni di cui beneficiano.

Se la crescita demografica impone sfide da gestire, l’immigrazione genera quindi anche vantaggi per l’economia e la società. Governo e Parlamento mettono quindi in guardia dalle conseguenze legate alla dipendenza delle imprese dalla manodopera estera, nonché dalle ripercussioni per strutture come ospedali e case di cura.

L’Esecutivo, che intende proseguire lungo il percorso bilaterale con l’UE, pone quindi l’accento sui rischi che potrebbero emergere in tale contesto: un’eventuale rinuncia alla libera circolazione, infatti, implicherebbe anche la simultanea decadenza di tutti gli altri accordi in vigore con Bruxelles. Ne deriverebbero perdite a carico dell’economia per miliardi di franchi.

L’attenzione è quindi richiamata anche sulle conseguenze per la partecipazione svizzera alla cooperazione Schengen/Dublino: un’uscita da questi accordi comporterebbe infatti gravi effetti e oneri aggiuntivi in materia di asilo, sicurezza interna e protezione dei confini.

Raccomandando il “no”, il Governo afferma di voler valorizzare maggiormente la manodopera nazionale, promuovere l’edificazione di alloggi a prezzi accessibili e ridurre sensibilmente il numero di domande d’asilo. L’Esecutivo sottolinea quindi di aver negoziato, nel quadro dei Bilaterali III, una clausola che consente, in presenza di gravi difficoltà, di limitare in via temporanea l’immigrazione.

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Votazioni del 14 giugno: testa a testa sull'iniziativa UDC

Telegiornale 08.05.2026, 12:30

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