VOTAZIONI FEDERALI

Un giro di vite al servizio civile

Alla prova delle urne, l’inasprimento delle norme per l’ammissione deciso dal Parlamento

  • 4 maggio, 08:00
  • 38 minuti fa
Al servizio civile, che prevede impieghi in ambito sociale e ambientale, possono essere ammessi coloro che giudicano incompatibile con la propria coscienza il servizio nell'esercito

Al servizio civile, che prevede impieghi in ambito sociale e ambientale, possono essere ammessi coloro che giudicano incompatibile con la propria coscienza il servizio nell'esercito

  • keystone
Di: ARi 

La revisione della legge sul servizio civile è il secondo oggetto su cui il popolo dovrà pronunciarsi per le votazioni federali del 14 giugno. Contro la modifica, approvata dal Parlamento nel settembre dello scorso anno, è stato promosso con successo un referendum: le firme raccolte sono state più di 57’000. La normativa dovrà quindi superare la prova delle urne.

La modifica della legge punta a rendere più restrittive le condizioni per il servizio civile, il cui accesso può essere richiesto da coloro che non ritengono compatibile con la propria coscienza il servizio nell’esercito. Fino al 2008 era un’apposita commissione a decidere sulla credibilità di motivi di coscienza. Ma in seguito si è consolidato il principio per cui ad attestarla è la disposizione dei richiedenti a impegnarsi per un numero di giorni di servizio superiore di una volta e mezza a quello previsto per il servizio militare. A questo cambio di paradigma ha fatto seguito, nell’ultimo quindicennio, un considerevole aumento delle ammissioni al servizio civile: in media più di 6’000 all’anno, fino alle oltre 7’200 che sono state registrate nel 2025. Ciò non ha potuto che indurre preoccupazioni per i riflessi di tale tendenza sugli effettivi dell’esercito.

Cosa prevede la modifica?

Con la revisione legislativa si punta quindi a riaffermare il principio per cui la regola è data dal servizio militare. Per l’eccezione, rappresentata appunto da quello civile, si è quindi proceduto ad un inasprimento delle condizioni. La misura più rilevante è la norma secondo cui almeno altri 150 giorni di servizio dovranno, in ogni caso, essere prestati da coloro che passano dal servizio militare a quello civile. La revisione punta a evitare che, per coloro che hanno già prestato molti giorni nell’esercito, la durata del servizio civile si riduca a brevi periodi. Poniamo, ad esempio, il caso di un milite che ha completato il quarto corso di ripetizione: attualmente dovrebbe ancora prestare 43 giorni di servizio nell’esercito o 65, dopo l’ammissione al servizio, come civilista. Ma le giornate da prestare nel servizio civile, se la revisione verrà approvata alle urne, saranno comunque 150. L’obiettivo è di contenere perdite di effettivi nell’esercito, dopo aver investito nel loro addestramento.

Sintesi della revisione

Un’altra norma in evidenza, viste le carenze di personale medico nell’esercito, concerne medici e studenti in medicina che, attualmente, possono prestare servizio civile in un settore utile al loro percorso professionale: tale vantaggio verrebbe meno, visto che non sarebbero più ammessi impieghi di servizio civile che richiedono studi in medicina. L’accesso al servizio civile sarà quindi precluso a chi ha già prestato tutti i giorni di servizio militare ed è vincolato unicamente alla pratica del tiro obbligatorio. Altre disposizioni di rilievo concernono quindi le cadenze del servizio civile. La revisione prevede infatti un servizio annuale obbligatorio, fino all’esaurimento dei giorni previsti, dall’anno successivo a quello del primo impiego. Inoltre il cosiddetto impiego di lunga durata (analogo alla scuola reclute, ma per un periodo di 180 giorni) dovrà essere svolto, da coloro che hanno presentato la domanda durante la scuola reclute, nell’anno che segue l’ammissione al servizio civile.

Gli argomenti del “no”

Il comitato che ha lanciato il referendum ravvisa nella modifica una violazione della Costituzione federale e ritiene che determinerà una notevole riduzione del numero dei civilisti, senza però indurre un rafforzamento degli effettivi militari. Pongono quindi l’accento sulle ripercussioni che si avrebbero su più settori: coloro che svolgono il servizio civile, sottolineano, vengono infatti impiegati in ambiti, dalle strutture sanitarie fino all’agricoltura e alla protezione ambientale, che sono alle prese con carenze di personale.

Inoltre i referendisti prevedono che sarebbero in molti, scoraggiati dal prestare servizio civile, a cercare di farsi esonerare per ragioni mediche da quello militare. In ogni caso meno giovani si impegnerebbero con un loro servizio a sostegno della società. Ciò andrebbe anche a detrimento della sicurezza del Paese e in un momento segnato da forti turbolenze geopolitiche, evidenziano i contrari, ricordando l’apporto fornito dai civilisti durante la crisi pandemica e per il sostegno ai rifugiati giunti in Svizzera dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

Per gli avversari della revisione un eventuale calo di effettivi dell’esercito verrebbe compensato da una crescita nel prossimo decennio. Affermano inoltre che l’esercito non considera nelle sue cifre decine di migliaia di persone che potrebbero essere chiamate in servizio. La modifica di legge, quindi, non riflette secondo loro un interesse pubblico, dal momento che non è a rischio la consistenza dell’esercito. I contrari denunciano quindi una “tattica del salame” volta, dopo questa revisione, a reintrodurre l’esame di coscienza e, sul lungo termine, a dissolvere il servizio per integrarlo nella protezione civile.

Gli argomenti del “sì”

Per il Consiglio federale e il Parlamento si tratta di dare coerenza al dettato costituzionale che, escludendo una libera scelta, stabilisce che tutti gli uomini svizzeri sono obbligati al servizio militare. Il punto è che il servizio civile, di per sé riservato a coloro che vivono un conflitto di coscienza, è divenuto troppo attrattivo. Attraverso la revisione, vengono quindi rimossi i vantaggi di cui i civilisti beneficiano, per la pianificazione dei loro impegni, rispetto a coloro che prestano servizio militare.

In prospettiva, sostengono i favorevoli, l’esercito rischia in realtà di non disporre di un numero sufficiente di effettivi, segnatamente di specialisti qualificati. La modifica legislativa punta quindi a limitare i passaggi al servizio civile dopo l’istruzione militare, contribuendo così ad garantire a lungo termine forze sufficienti e quadri solidamente formati.

immagine
01:31

Riforma del servizio civile: il "sì" in vantaggio

Telegiornale 08.05.2026, 12:30

16-9_votazioni.jpg

Votazioni

Il sito speciale con i temi, i contenuti delle campagne, i risultati e l'archivio storico delle chiamate alle urne a livello svizzero e ticinese

Correlati

Ti potrebbe interessare