Pasqua. Pentecoste. Vacanze estive. Le code, sull’asse nord-sud, sono sempre più frequenti. Il Parlamento vuole ora agire. Introducendo una tassa di transito per chi la Svizzera l’attraversa soltanto. Facciamo un esempio. La vettura viene identificata, a Basilea. Poi - di nuovo - sul San Gottardo o sul San Bernardino. E infine, in uscita, a Chiasso. La fattura varierà a dipendenza dell’orario e del giorno di transito.
Dopo il voto all’unanimità del Consiglio degli Stati, è arrivato oggi l’appoggio anche del Nazionale. A dire “sì” sono stati l’intera deputazione ticinese. UDC, Centro, PS, Verdi e gran parte dei liberali. Unici oppositori i Verdi liberali.
Contento l’ideatore del progetto, Paolo Pamini, consigliere nazionale UDC - TI: “È una grande soddisfazione. A valle di un anno di lavori di concertazione abbiamo toccato tutto lo spettro politico, dalla sinistra fino alla destra, sulle due Camere”.
Per i Verdi liberali è invece un passo rischioso. “Questa proposta mira a penalizzare unicamente il traffico di transito straniero. Proprio in un periodo in cui la Svizzera cerca di stabilizzare i propri rapporti bilaterali con l’UE”, dice Barbara Schaffner, consigliera nazionale Verdi liberali - ZH.
“La proposta è compatibile con gli accordi bilaterali, dice Pamini - quindi con l’accordo di libera circolazione e con l’accordo sui trasporti terrestri. E questo è importante. Naturalmente ci sarà qualche mal di pancia, per carità, però noi dobbiamo anche preservare una certa fluidità del nostro traffico”.
Attuarla, ha detto il consigliere federale Albert Rösti, non sarà facilissimo. Non rischia quindi di essere - ha chiesto il Telegiornale della RSI a Pamini - un mero “segnale”? “No, no, al contrario - risponde Pamini -. Noi ticinesi lo sappiamo bene. Quando andiamo a Malpensa la Pedemontana funziona esattamente con questo sistema, con telecamere che riconoscono le targhe. Anche in Austria ci sono sistemi simili. Il Consiglio federale, su domande che avevo posto io in settembre, ha confermato che tutti i valichi principali sono già dotati di telecamere che riconoscono le targhe. Grazie al cielo, anche per combattere la criminalità internazionale, quindi l’infrastruttura fisica è già lì”.
La strada “politica” per definire i dettagli è però ancora lunga.






