Urs Rohner non considera sé stesso o il direttore generale Brady Dougan personalmente responsabili per le manchevolezze di Credit Suisse nei confronti della giustizia degli Stati Uniti. "Abbiamo la coscienza pulita", ha affermato il presidente della banca alla radio svizzero tedesca.
Se ciò vale per l'intero istituto è però altra cosa. "Avevamo regole interne che prevedevano di attenersi all'ordinamento degli altri Stati", ha sottolineato nelle sue dichiarazioni, dicendosi deluso per il fatto che tali disposizioni sono siano state rispettate. "Ci assumiamo la responsabilità, nella misura in cui abbiamo guidato la banca in questa fase difficile, e continuiamo a farlo", ha aggiunto Rohner. Il direttore dell'istituto Brady Dougan ha invece escluso dimissioni: "Non credo che abbiamo sottovalutato il caso".
L'Associazione svizzera dei banchieri (ASB) dal canto suo si è detta sollevata per il raggiungimento di un accordo che rispetta il quadro giuridico svizzero. Per il presidente della Banca nazionale svizzera Thomas Jordan, l'istituto ha imparato la lezione e può voltare pagina.
Red. MM/ATS/ARi/Da.Pa.






