Il summit virtuale organizzato dal forum economico mondiale, la "Davos agenda", si è concluso oggi. Sono intervenuti millesettecento tra imprenditori e rappresentanti della società civile e 24 capi di Stato. Un successo, però, a metà, secondo alcuni osservatori.
Una passerella digitale di esperti, imprenditori e capi di Stato che ha però lasciato ad alcuni l'amaro e ad altri l'acquolina in bocca. Qualche dibattito, ma per lo più una vetrina virtuale, insomma, e quindi nessuna possibilità di incontrarsi fisicamente dietro le quinte come capitava a Davos, la vera forza del WEF. Per questo si attende l'edizione prevista a Singapore a maggio prossimo, di cui l'agenda di Davos era - dicono gli organizzatori - un appuntamento preparatorio. Secondo, altri osservatori, tra i quali Giorgio Barba Navaretti dell'Università di Milano, sono comunque stati giorni interessanti.
C'è chi poi ha osservato un baricentro del WEF sempre più spostato verso Oriente, in contrasto con l'assenza del neopresidente degli Stati Uniti Joe Biden, e il protagonismo nel primo giorno del presidente cinese Xijinping. Altri, invece, hanno apertamente sottolineato una perdita di credibilità del WEF. Parola del Finacial Times, titolo "Perché Davos si sbaglia così tanto?"
Appuntamento dunque a maggio prossimo a Singapore, non più collegati online, bensì in carne e ossa. Almeno questa è la promessa degli organizzatori.







