“Un punto fermo che passa di generazione in generazione. Questo è rassicurante”. In un mondo dove tutto cambia, spesso vorticosamente, c’è un momento, quello degli esami di maturità, che unisce ieri, come oggi. Ne è convinta Valeria Doratiotto Prinsi, direttrice del Liceo Lugano 1, ospite a Prima Ora, assieme a Christian Fiorillo, docente di matematica alla Scuola cantonale di commercio di Bellinzona. Il tema di discussione è quanto mai attuale, la tappa fondamentale che stanno affrontando in queste settimane i giovani studenti.
“Mi sento di poter dire che per noi è un punto fermo - sottolinea la direttrice del LiLu 1 -. Emozionante e impegnativo per le allieve e gli allievi, ma anche per noi che li abbiamo portati a questo appuntamento, per i genitori che sono in attesa della cerimonia di maturità e di questo tanto agognato attestato”.
Alla Commercio di Bellinzona, mercoledì, va in scena l’esame di matematica, che per tanti è ancora lo scoglio da superare. Per tanti motivi, spiega Fiorillo: “Sicuramente è una materia che mette in gioco, durante un esame, le certezze, i dubbi e lo studio effettuato lungo tutto l’anno”. La matematica si studia o si esercita? “Entrambe - spiega il docente -. Sicuramente si studia, penso soprattutto all’ultimo anno di maturità con una certa regolarità, così da arrivare non dico senza ansia e senza agitazione, ma un po’ mitigate perché si ha costruito un certo bottino di comprensione”.
Esami che uniscono le generazioni, ma anche preoccupazioni diversificate. Da un lato, spiega Valeria Doratiotto Prinsi, “c’è chi ovviamente arriva ben preparato, tranquillo e anzi non vede l’ora, già da qualche mese, di fare il salto. Sono pronti e hanno bisogno di vivere un’altra esperienza intellettuale”. Dall’altro, “c’è chi ha qualche difficoltà. Il nostro sistema scolastico permette infatti di ottenere un attestato di maturità con delle insufficienze. Basta poi compensare con le materie in cui si è più forti”. Da qui i calcoli e i dubbi: ce la facciamo o non ce la facciamo. “C’è poi chi ci arriva, magari ben preparato, ma - sostiene la direttrice del Lugano 1 - emotivamente molto coinvolto. Ricordo un’allieva dello scorso anno che nell’ultima lezione, prima di iniziare gli esami, mi aveva detto, fra le lacrime, che lei aveva paura di andare verso un’altra vita. Perché nella scuola liceale, nella comunità scolastica, lei era stata molto felice”.
Esami che si perpetuano nella forma, ma con dei cambiamenti importanti. “La nostra preparazione - ricorda Doratiotto Prinsi - era molto più incentrata sull’esame scritto. La grande attenzione alla didattica dell’oralità è uno dei grandi cambiamenti della scuola negli ultimi tempi proprio perché il mondo sta cambiando. Parlare di fronte a un pubblico, gestire la parola, gestire l’emozione è un valore più riconosciuto e quindi viene anche più praticato. Detto questo, avere di fronte il proprio professore con il commissario può essere una paura, ma è una paura formativa”.
Nelle materie scientifiche, come la matematica, forse è l’orale che fa più paura, secondo Fiorillo: “Credo che ci sia ancora margine per potenziare una didattica dell’orale. Probabilmente si potrebbe iniziare prima, proprio dal primo anno di liceo, di scuola cantonale di commercio, a fare un percorso dell’oralità. Perché forse è lì che si palesa maggiormente l’ansia. Sicuramente è la dimensione meno praticata perché lo scritto arriva dopo anni di esercitazioni”.
Infine l’esperienza dell’esame di maturità, che conta per il risultato, ma anche, conclude la direttrice del Liceo Lugano 1, per il “ricordo indelebile” che ne resta: “Ci si ricorda sempre di qualcosa, di un pianto, un’arrabbiatura, un momento insieme con i propri compagni”.









