Il 13 maggio un gruppo di giovani ticinesi era partito alla volta di Idomeni per portare aiuto e speranza. Oggi (mercoledì) - un giorno dopo l'inizio dello sgombero del campo profughi da parte delle autorità - sono già tutti rientrati in Svizzera, ma noi abbiamo parlato con una volontaria italiana dell'associazione MAM Beyond borders che dall'8 maggio assiste i migranti facendo la spola tra Idomeni e i campi vicini, Eko e Hara.
Chi è rimasto sul posto parla, insomma, di una situazione in continua evoluzione che sembra però essere sotto controllo. La volontaria intervistata ha spiegato che già da alcuni giorni si percepiva che qualcosa si sarebbe mosso: "Sabato, l'ultima volta che sono stata a Idomeni, la tensione era palpabile e si faticava già per riuscire ad entrare nel campo, perché la polizia tendeva a bloccare chiunque non fosse affiliato a una grande organizzazione".
In partenza verso una meta sconosciuta
Con ogni probabilità, da quello che ci è stato riferito, a Idomeni non si potrà più accedere. A questo proposito abbiamo contattato
Lisa Bosia Mirra, presidente dell'
associazione Firdaus, per sapere che ne sarà delle spedizioni ticinesi che erano in programma: "Ci stiamo organizzando per poter andare a lavorare nei campi governativi, ma è tutto ancora incerto, come è incerta la situazione sul confine greco-macedone". Quel che invece è sicuro, per il momento, è che oggi due ragazzi ticinesi sono partiti per portare il loro aiuto, se non a Idomeni, ai due campi vicini.
CaL






