L’Ente Museo Poschiavino è a caccia di fondi. Ne servono parecchi – si parla di 50’000 franchi – per predisporre palazzo De Bassus Mengotti ad ospitare al meglio M13, l’ orso abbattuto il 19 febbraio in Valposchiavo che su questo tema orso si è trovata a confrontarsi con paure ataviche e scarsa informazione.
Ed è proprio per contribuire a migliorare la conoscenza dei grandi predatori e ad analizzare dinamiche sociali che questi animali innescano nei territori che popolano, che il Museo Poschiavino ha chiesto e ottenuto dal cantone i resti dell’animale. M13 sarebbe così il secondo orso a finire in un museo retico (al Museo della natura di Coira ha trovato casa JJ3, l’orso ucciso nella primavera del 2008), il primo a sud del Bernina.
Una scelta oggetto di critiche in valle, perché M13, anche da morto, continua a dividere la Valposchiavo. Il Museo sperava di riuscire ad esporre l’orso impagliato in tempo utile per la riapertura delle sale, ovvero a metà giugno 2014. Ma forse questa data non verrà rispettata. “Purtroppo abbiamo il problema dei fondi – afferma il presidente della Fondazione dell’Ente Museo Poschiavino Gustavo Lardi -. Ad oggi siamo lontanissimi dal traguardo che ci siamo prefissati. Dobbiamo dunque darci da fare per raccogliere quanto serve… Forse abbiamo sottovalutato l’impegno che l’arrivo di M13 avrebbe significato per la nostra Fondazione. Qui non si tratta solo di allestire una sala – a proposito, M13 verrà collocato nel salone che ospita le armi militari e da caccia –. Nostra intenzione è quella di creare un percorso che consenta di capire che cosa abbia davvero significato questo plantigrado per la nostra vallata: anche da un punto di vista socio-culturale”.
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La corsa ai finanziamenti
La corsa ai finanziamenti (si pensi che la Fondazione dispone normalmente di un budget di 90’000 franchi l’anno) non coinvolgerà solo enti pubblici, ma anche privati. Il Museo confida in donazioni e spera soprattutto di riaccendere l’interesse in Valposchiavo per Palazzo De Bassus Mengotti. Lo scorso anno sono state registrate 3’700 presenze, quando negli anni d’oro sono state addirittura 6’000. In quest’ottica il presidente Lardi si è attivato per sensibilizzare gli albergatori della vallata, alcuni dei quali hanno risposto inserendo il polo museale in pacchetti turistici. “Disponiamo di un patrimonio eccezionale – afferma Gustavo Lardi – un vero peccato che non si riesca a farlo conoscere come meriterebbe”.
Antonia Marsetti
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