di Mattia Coste
L’ondata di caldo che ha colpito la Svizzera ha portato con sé anche un’impennata nel numero degli incidenti mortali nei fiumi e nei laghi elvetici: undici persone hanno perso la vita nello spazio di una settimana.
L’ultima notizia su questo, preoccupante, fronte riguarda un 30enne annegato ieri di fronte al parco della Perle du Lac a Ginevra. Il cadavere è stato ritrovato stamane verso le 9.30 a 7,5 metri di profondità. Appena due giorni fa un 29enne e un 15enne erano scomparsi nelle acque della Reuss nel canton Argovia.
L’attenzione dei soccorritori deve essere più elevata nei periodi di canicola, ci spiega il capo della polizia lacuale ticinese Raffaele Demaldi :
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Tre annegamenti in Ticino
Abbiamo seguito gli agenti sull’imbarcazione della lacuale per un breve pattugliamento sul Verbano. Quest’anno in Ticino gli annegamenti sono stati finora tre (due nel 2011): a metà giugno è morto un 32enne ticinese in una pozza ad Iragna; a luglio un 24enne italiano ha perso la vita nelle acque del Ceresio di fronte a Paradiso (il suo corpo non è ancora stato recuperato); ad inizio agosto, infine, è deceduto un 17enne tedesco a Brontallo.
In situazioni così gravi, anche se avvertiti immediatamente, i soccorritori raramente possono intervenire in tempo per salvare una vita.
Le operazioni sono definite ed esercitate nei minimi particolari. La polizia può contare sulla collaborazione delle società di salvataggio. Gli esperti vengono spesso trasportati sul luogo dell’incidente da un elicottero della REGA. In pochi minuti sono operativi. Ma decisivo risulta di solito l’intervento di chi è già sul posto, ci dice Demaldi :
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Per recuperare il corpo del 24enne del Milanese scomparso nel lago di Lugano la polizia lacuale farà nuovamente richiesta ai colleghi ginevrini del mini sottomarino a comando remoto. Le ricerche in profondità (a circa 200 metri) dovrebbero riprendere a fine settembre-inizio ottobre.
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I pericoli del canyoning: uscire almeno in tre
Sabato una 20enne zurighese è morta nel fiume ad Avers, nei Grigioni. Malgrado indossasse il giubbotto salvagente è rimasta incastrata tra le rocce con la testa sottacqua e l’uomo che si trovava con lei non è riuscito a salvarla. I due non erano accompagnati da una guida professionista. “Quando si pratica il canyoning, come nelle altre situazioni in acqua, conta molto il buon senso – spiega Demaldi –. Ad esempio essere appena in due è rischioso. Se succede qualcosa alla persona che ti accompagna può risultare quasi impossibile soccorrerla”.
In Ticino, grazie alla prevenzione , sono stati notevolmente ridotti gli incidenti mortali nei fiumi e nei laghi. Decisiva è stata anche l’esperienza maturata negli anni, in particolare nella Verzasca. Per quanto riguarda il canyoning sono state migliorate le norme di sicurezza: è ad esempio obbligatorio chiamare le centrali idroelettriche prima di avventurarsi lungo i torrenti. Ascolta le considerazioni di Demaldi :
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Secondo i dati della Società svizzera di salvataggio, nel 2011 i morti annegati sono stati 40 (il dato comprende anche le piscine). Dall’inizio di quest’anno i decessi accertati (che non tengono dunque in considerazione le persone scomparse) sono 28.













