L'abolizione dello statuto di ballerina di cabaret divide partiti e sindacati. Mentre il Consiglio federale ritiene che oggi questo non assicuri più una protezione efficace delle donne interessate, alcune associazioni temono che il progetto messo in consultazione porti a una recrudescenza delle attività illegali e della prostituzione.
L'Associazione svizzera dei caffè-concerti, cabaret, dancing e discoteche e l'Unione sindacale svizzera hanno lanciato insieme una petizione e oggi hanno consegnato quasi 5’000 firme di ballerine, gerenti di cabaret e clienti alla ministra della giustizia Simonetta Sommaruga. Secondo le due organizzazioni, l'abolizione dello statuto equivale "a sostenere la tratta degli esseri umani e la prostituzione forzata". Un’opinione condivisa anche dall'associazione Aspasie, che sostiene e difende i diritti delle persone che si prostituiscono.
Di tutt'altro avviso il sindacato Travail.Suisse, che chiede di accompagnare la soppressione dello statuto con misure supplementari allo scopo di “garantire condizioni di lavoro e salari adeguati per le ballerine provenienti dall'UE che sostituiranno quelle degli altri paesi”.
Divisa anche la politica
Per quanto riguarda i partiti, il PS – contrariamente alle donne socialiste e a Gioventù socialista - raccomanda di agire in quanto è persuaso che una soppressione dello statuto sia “necessaria a causa della mancanza di volontà dei cantoni, ma non risolverà tutti i problemi”. Di parere opposto PLR e UDC, che vorrebbero il mantenimento dello statuto.






