Ticino e Grigioni

Blitz a Bellinzona, ecco come ha agito Junge Tat

L’analisi di un secondo video pubblicato del collettivo di estrema destra, che mostra i dettagli dell’azione al Castelgrande, dove è stato srotolato uno striscione dai toni xenofobi

  • 2 October 2023, 03:57
  • 3 October 2023, 17:50
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Un fotogramma del video dell'azione dimostrativa di Junge Tat a Bellinzona

Di:Ludovico Camposampiero

Cappellino verde in testa, jeans attillati, maglietta bianca e sciarpa tattica stile militare a nascondere il viso. Su di essa appare in bella mostra la runa Tyr, usata dai nazisti sui distintivi della Reichsführerschule, la scuola di formazione per i dirigenti del partito nazionalsocialista. Era questa la divisa dei membri del gruppo svizzero di estrema destra Junge Tat, che sabato sono stati protagonisti di un’azione dimostrativa a Bellinzona, dove è stato srotolato uno striscione lungo la Torre Bianca (un caso?) del Castelgrande. Uno striscione sul quale si poteva leggere, in inglese e italiano, la scritta “migranti a casa”, accompagnata dal motto “fortezza Europa” caro all’ultradestra identitaria.

Azione organizzata che ha coinvolto più persone

I dettagli del blitz sono stati resi noti da Junge Tat stesso, che domenica in serata ha pubblicato sul proprio canale Telegram un nuovo video dedicato alla scorribanda in Ticino. Analizzando le immagini si evince che almeno cinque persone hanno partecipato direttamente all’azione: i due militanti mascherati, una terza persona che a un certo punto appare nel video spuntare dalla scala a chiocciola che porta in cima alla torre (ma che potrebbe anche non essere collegata a Junge Tat), la persona dietro alla telecamera che ha immortalato il tutto da vicino e un altro soggetto che filma da Piazza del Sole. Non è escluso che altri abbiamo preso parte all’azione, dato che nei video postati su Telegram – piattaforma fra le più usate dai gruppi della destra neonazista e neofascista in Europa e nel mondo – si vedono immagini girate in maniera professionale con l’uso di un drone, che necessita di almeno un pilota nei paraggi. Nei video si vedono delle riprese effettuate a grande altezza, il che suggerisce che chi pilotava l’apparecchio - per non perdere il contatto visivo - si trovasse fuori dalla torre.

Lo striscione srotolato lungo la torre, stando a un riscontro visivo, era lungo almeno una decina di metri. Nel filmato si vede che è stato fissato con delle catene di ferro, fissate a loro volta sulle travi di legno del soffitto e bloccate con dei lucchetti per rendere più difficile la rimozione.

Lo striscione è stato fissato alle travi in legno e assicurato con catena e lucchetti

I due militanti mascherati hanno poi acceso dei fumogeni rossi il cui fumo si è sprigionato fuori dal belvedere della torre, per richiamare ancora di più l’attenzione dei passanti e dare un ulteriore tocco scenico ai loro video di propaganda che si stanno facendo virali su Internet nella galassia dell’estremismo nero.

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Queste riprese, si evince dall'angolatura, sono state effettuate in Piazza del Sole

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Dall'analisi visiva si evince che lo striscione era lungo almeno 10 metri, forse di più

L’appello alla “remigrazione”

Questo secondo video che mostra i dettagli dell’azione dimostrativa, così come il primo, è stato postato sul canale Telegram di Junge Tat, che conta quasi 7’000 iscritti, accompagnato ancora una volta da un post che riferendosi all’ondata migratoria attraverso il Mediterraneo, chiede al Consiglio federale di espellere i migranti illegali e avviare la cosiddetta “remigrazione”, neologismo caro all’ultradrestra che indica in sintesi la deportazione di massa degli immigrati.

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Il momento in cui vengono accesi i fumogeni rossi

La prima azione in Svizzera italiana

Junge Tat non è nuovo ad azioni di questo genere, organizzate più o meno nello stesso modo e messe in scena per veicolare messaggi xenofobi o omofobi, ma quella di sabato è stata la prima incursione in Svizzera italiana.

Il gruppo è sotto osservazione da parte della polizia federale. Nei confronti dei membri di Junge Tat sono in corso procedimenti penali e due dei loro esponenti, tra cui il giovane fondatore, sono già stati condannati per discriminazione razziale.

Sabato, poco dopo l’affissione dello striscione, sono intervenuti agenti della polizia cantonale e della comunale ma i membri di Junge Tat si erano già dati alla fuga.

Si valuta una denuncia

Il Municipio di Bellinzona valuterà la possibilità di presentare alla Magistratura una denuncia anche se, al momento, i messaggi contenuti nello striscione esposto a Castelgrande non sembrano violare la norma penale (art. 261 bis) contro la discriminazione e l’incitamento all’odio visto che non prendono direttamente di mira una persona o un gruppo di persone per la loro “razza”, etnia, religione o orientamento sessuale. Reato che potrebbe comunque venir perseguito d’ufficio. Per valutare altre eventuali infrazioni (dalla violazione di domicilio al danneggiamento) occorrerebbe invece una denuncia di parte.

La questione si fa, anche, politica

Dopo l’azione di Junge Tat a Bellinzona, il gruppo PS-GISO-FA in Gran Consiglio ha presentato un’interpellanza al Goveno per chiedere se ci sono stati segnali di una intensificazione dei fenomeni di estremismo; come vengono monitorati i social media e i canali di questi gruppi di estrema destra “che sfruttano le nuove forme di comunicazione” per aumentare l’eco della loro propaganda interfacciandosi anche con persone molto giovani; come avviene lo scambio di informazioni con la polizia federale, che ha messo sotto osservazione Junge Tat e se ci sono elementi per dire se persone residenti in Ticino siano legate all’organizzazione.

Radiogiornale delle 12.30 del 01.10.2023: Junge Tat in azione a Bellinzona

  • 01.10.2023
  • 14:23

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