Ticino e Grigioni

Botte a moglie e figlie, non va in carcere

Ad un cittadino turco sono stati inflitti 16 mesi sospesi. L'uomo si è difeso dicendo all'accusa: "Lei non capisce che fa parte della mia cultura"

  • 08.10.2013, 14:59
  • Ieri, 12:14
L'uomo dovrà seguire un percorso psicologico e stare lontano dalle sue vittime.

L'uomo dovrà seguire un percorso psicologico e stare lontano dalle sue vittime.

Ha picchiato la moglie e le figlie. Lo ha fatto e rifatto numerose volte fino al momento dell'arresto. Calci, pugni e sberle erano al centro del rapporto che legava l'uomo, un cittadino turco di oltre 30 anni, alle donne della sua famiglia. Martedì mattina alle Correzionali il violento, residente nel Mendrisiotto, è stato condannato dal giudice Claudio Zali a 14 mesi di detenzione sospesi con la condizionale. È stato riconosciuto colpevole di violenza domestica.

L'accusa, rappresentata dalla procuratrice pubblica Chiara Borelli, chiedeva 21 mesi di carcere per vie di fatto, lesioni semplici, minaccia e altri reati simili. Zali ha optato per una pena più mite, condizionata però ad un percorso psicologico e all'impegno del condannato a rimanere lontano dalle vittime della sua ira. Se dovesse sgarrare andrà dietro le sbarre.

Le cattive abitudini

Per difendersi dalle accuse, l'imputato si è rivolto alla procuratrice pubblica Chiara Borelli dicendole: "Lei non capisce che ciò fa parte della mia cultura".

L'uomo era inoltre già noto alle forze dell’ordine. Arrivato in Ticino all'età di sette anni, ha continuato a fare uso e a spacciare cocaina anche dopo le prime vicissitudini con la giustizia. Forse la droga ne condizionava il comportamento, tanto da portarlo a minacciare di morte il fratello e a distruggergli il furgone.

Red. MM/CSI/Da.Pa.

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  • CSI 12.05 Il servizio di Darco Degrussa

    RSI Info 08.10.2013, 14:17

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