Ha picchiato la moglie e le figlie. Lo ha fatto e rifatto numerose volte fino al momento dell'arresto. Calci, pugni e sberle erano al centro del rapporto che legava l'uomo, un cittadino turco di oltre 30 anni, alle donne della sua famiglia. Martedì mattina alle Correzionali il violento, residente nel Mendrisiotto, è stato condannato dal giudice Claudio Zali a 14 mesi di detenzione sospesi con la condizionale. È stato riconosciuto colpevole di violenza domestica.
L'accusa, rappresentata dalla procuratrice pubblica Chiara Borelli, chiedeva 21 mesi di carcere per vie di fatto, lesioni semplici, minaccia e altri reati simili. Zali ha optato per una pena più mite, condizionata però ad un percorso psicologico e all'impegno del condannato a rimanere lontano dalle vittime della sua ira. Se dovesse sgarrare andrà dietro le sbarre.
Le cattive abitudini
Per difendersi dalle accuse, l'imputato si è rivolto alla procuratrice pubblica Chiara Borelli dicendole: "Lei non capisce che ciò fa parte della mia cultura".
L'uomo era inoltre già noto alle forze dell’ordine. Arrivato in Ticino all'età di sette anni, ha continuato a fare uso e a spacciare cocaina anche dopo le prime vicissitudini con la giustizia. Forse la droga ne condizionava il comportamento, tanto da portarlo a minacciare di morte il fratello e a distruggergli il furgone.
Red. MM/CSI/Da.Pa.
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CSI 12.05 Il servizio di Darco Degrussa
RSI Info 08.10.2013, 14:17








