Il 9 settembre 1944 le truppe nazifasciste rioccuparono Cannobbio, costringendo la popolazione civile e partigiana alla fuga. Giunti al confine con la Svizzera, a Brissago, furono fermati dalle guardie di frontiera, a cui era stato ordinato di respingerli. Fu a quel punto che le operaie della Fabbrica Tabacchi del paese decisero di opporsi: insieme al resto della popolazione di Brissago, formarono una catena umana per impedire il respingimento. Non si trattò di un caso isolato: sono infatti numerosi gli episodi di solidarietà dimostrati dagli abitanti di Brissago nei confronti delle persone in fuga dai nazifascisti.
In ricordo di questi gesti, sabato a Brissago è stata inaugurata una targa dedicata alla solidarietà di donne e uomini che, in quegli anni, infransero la legge per offrire aiuto alle famiglie rifugiate. Per l’occasione, l’associazione Gruppo per la memoria 1943-45 ha organizzato una commemorazione con conferenze e testimonianze sull’accoglienza riservata dalla popolazione locale ai profughi della guerra.
Come ha ricordato a SEIDISERA lo storico Raphael Rues, membro del Gruppo per la memoria 1943-45, l’atteggiamento della Svizzera nei confronti dei rifugiati era allora “particolare”. A livello federale prevaleva infatti una certa opposizione all’accoglienza, che si traduceva spesso in un’ammissione solo temporanea: le persone venivano lasciate entrare, ma si cercava di farle ripartire il più rapidamente possibile. Scendendo però di livello - cantonale, comunale e infine individuale - l’atteggiamento cambiava sensibilmente. A Brissago, in particolare, l’accoglienza si fece più aperta e concreta: dalle fonti storiche emerge che almeno una ventina, forse una trentina di famiglie del paese offrirono aiuto ai rifugiati, spesso assumendosi rischi personali.
Un aiuto che, come sottolineato da Carolina Marcacci Rossi, presidente del Gruppo per la memoria, significava infrangere la legge federale. Una scelta tutt’altro che semplice, un dilemma morale che allora come oggi mette di fronte legalità e umanità. “A un certo punto, nelle persone più in gamba, prevale l’umanità sull’aridità della burocrazia e delle leggi. Questo è l’impegno civile”, ha spiegato.
Presente all’inaugurazione anche il vicesindaco di Brissago Fabio Solari, che ha richiamato il ruolo delle autorità e la difficoltà di conciliare regole e valori: “Siamo in Svizzera e come autorità cerchiamo sempre di trovare un compromesso, di individuare la soluzione migliore per andare nella direzione giusta. Non è facile, ma ci si prova”. Il ricordo di questi episodi, è stato ribadito più volte durante la mattinata, rappresenta un antidoto affinché temi e dinamiche del passato non tornino a ripresentarsi nel contesto attuale.

L'aiuto di Brissago ai rifugiati della guerra
Il Quotidiano 31.01.2026, 19:00





