Livigno che, ieri, ha accolto la fiamme olimpica, si prepara ai XXV Giochi invernali con investimenti superiori ai 160 milioni di euro. La località valtellinese ospiterà le gare di snowboard e freestyle, ma l’eredità di questi giochi solleva più di una riflessione.
Una trasformazione senza precedenti
Il sindaco Remo Galli descrive una trasformazione senza precedenti. “Abbiamo avuto un investimento nelle infrastrutture che superano i 160 milioni di euro con due obiettivi fondamentali: ridurre il traffico e mettere in ordine il paese creando una mobilità dolce”, spiega il primo cittadino.
Le opere principali sono tre parcheggi interrati. “Uno, con un investimento che supera i 30 milioni di euro, con 500 posti auto è in fase di ultimazione, un altro parcheggio interrato sarà situato all’ingresso del paese, lato Svizzera, e un terzo sarà al servizio della cabinovia che collegherà i due versanti sciistici, raddoppiando così la ski area. Da Enel, è stata realizzata anche una cabina elettrica interrata da 30 milioni che ha eliminato le linee aeree dal paese e risolto problemi di approvvigionamento.
Il bacino del Monte Sponda realizzato a 2600 metri di quota per l'innevamento programmato delle piste di Livigno
Per l’innevamento è stato costruito uno dei bacini di accumulo più grandi d’Europa. “Serve a prendere l’acqua quando ce n’è molta e a innevare in cinque giorni anziché in un mese. Questo permette di utilizzare molta meno energia e di essere più attenti all’ambiente”, sottolinea Remo Galli. “Oggi a Livigno ci sono 12’000 sciatori, lo sci è il volano della nostra economia e sono convinto che possa andare avanti anche nel futuro”.
“La montagna violentata e massacrata”
Un livignasco gestore di un bed and breakfast e padre di tre figli, esprime invece forti preoccupazioni. “L’impatto è quello di una montagna violentata e massacrata. Sono anni che si parla di ambiente, ma Livigno continua a crescere a dismisura”, denuncia il cittadino.
La mappa della Livigno olimpica
Livigno è diventata invivibile per tutti?
“Penso che Livigno abbia già raggiunto il limite di crescita. Durante le feste di fine anno è invivibile per traffico e inquinamento, invivibile per i turisti ma anche per i residenti”, aggiunge il livignasco. Il gestore cita problemi concreti: “L’acqua potabile dell’acquedotto in certi periodi dell’anno può scarseggiare. Non è un limite questo? I ghiacciai si sciolgono ma il modello che noi abbiamo innescato è esattamente quello che genera anche i cambiamenti del clima”.
Per il futuro dei suoi figli, il residente sogna “di fermarsi e rallentare. Abbiamo una vallata ancora splendida che possiamo valorizzare e tutelare. Possiamo essere aperti al turismo ma accontentarci. Il valore aggiunto per le famiglie è la natura”.
Il nodo della sanità
La sanità ha ricevuto circa 20 milioni. Livigno avrà un pronto soccorso attivo 24 ore su 24, una TAC e una risonanza magnetica. Sono stati costruiti appartamenti per attrarre medici e firmata una convenzione con l’ospedale Niguarda di Milano.
Ma il cittadino è critico: “Se devo fare una TAC posso andare anche a Sondrio. Ma i servizi di base sono i medici di base, il pediatra. Non c’è un pediatra fisso, su questo dobbiamo farci qualche domanda”.
L’ospedale Morelli di Sondrio, storica struttura con specialità come neurochirurgia e chirurgia toracica, resta al centro di battaglie per il suo potenziamento. “L’ospedale Morelli non è stato potenziato. Le Olimpiadi potevano essere un’opportunità”, afferma il cittadino.
Un’eredità controversa

Livigno si prepara per le olimpiadi invernali
Il Quotidiano 14.01.2026, 19:00
Il giornalista Duccio Facchini, autore del libro “Oro colato”, critica duramente l’evento. “Oltre l’80% delle opere pubbliche della società Simico non sarà pronto per i giochi. Non si fanno opere per le Olimpiadi, ma si usano le Olimpiadi per sbloccare opere che poi i territori si cuccano sulla testa”, afferma il direttore di Altreconomia.
Lo scrittore denuncia la mancanza di coinvolgimento dei territori: “Parliamo di opere decise da una struttura commissariale spesso in contraddizione con gli enti locali”.
Sul fronte economico emergono extracosti. “Per il solo Villaggio olimpico e l’Arena Santa Giulia di Milano, i privati pretendono dal pubblico cumulativamente 100 milioni di euro. La tesi è che al momento degli appalti non c’era il Covid, non c’era la guerra in Ucraina, non c’era l’aumento delle materie prime”, rivela il giornalista.
Facchini contesta la trasparenza: “Assistiamo attoniti a una Fondazione Milano-Cortina che per decreto si fa individuare di diritto privato quando anche i sassi sanno il contrario. Il Comune di Milano ci ha negato le carte sugli extracosti sostenendo che pubblicarle avrebbe messo a rischio l’evento olimpico”.
La zona franca
La pioggia di milioni che ha investito Livigno con le Olimpiadi ha permesso senza dubbio alla località alpina di migliorare ulteriormente la propria situazione che un tempo era così disagiata da spingere il governo italiano - agli inizi del Novecento - a concedere lo status di “zona extradoganale”. Livigno si trovava più o meno nella stessa situazione della grigionese Samnaun. Non c’era una strada di accesso agevole e il paese restava per mesi isolato in inverno. Poi sono venuti il collegamento con la Valposchiavo attraverso la Forcola, la strada del Foscagno e il tunnel Munt la Schera. Oggi gli introiti incassati grazie alla “zona franca” non sono certo quelli di alcuni decenni fa perché il Comune ha saputo spostare l’accento dal commercio al turismo, investendo nelle infrastrutture. Ha dunque ancora un senso questo status? Il sindaco Remo Galli non ha dubbi: “È ancora un valore aggiunto”.








